Mala tempora currunt sed peiora parantur (Cicerone).
Si sa che stiamo passando, in compagnia della quasi totalità dei paesi europei, un brutto periodo e si sa anche che, se non impieghiamo questo tempo per riflettere, creare ed innovare, ne arriveranno anche di peggiori.
In effetti, sembra proprio questo lo spirito che ha animato lo Startup Open day organizzato da H -FARM il 26 maggio a Roncade in provincia di Treviso.
In attesa dell’emanazione decreto legge DigItalia, l’incontro, presente il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, è stata una occasione per scambiare idee, riflettere e avanzare proposte per migliorare e agevolare l’imprenditorialità giovanile.
Fra le tante proposte arrivate dalla rete, #isday è l’hashtag dell’evento, o direttamente sul sito:
• la richiesta di una governance chiara e definita, richiesta condivisa anche da imprenditori che nelle start up investono. E’ il caso di Stefano Ceci come si può leggere nel suo intervento pubblicato su Italia Futura ;
• l’opportunità di realizzare un programma sulla falsa riga di Start up Chile che seleziona i migliori progetti a livello mondiale, li finanzia con 40 mila dollari, chiede ai voncitori di vivere per 6 mesi in Chile e mette loro a disposizione un tutor per i problemi pratici e quotidiani della vita cilena;
• una riforma dell’università che attivi anche corsi sull’auto-imprenditorialità;
• la nascita di una scuola innovativa simile a quella già esistente a Stanford che preferisce parlare di innovatori anzichè di innovazioni, un hub di idee dove si fa innovazione collaborando e gli studenti vengono preparati ad affrontare le sfide dei loro tempi.
Sono uno start upper e sono convinto che oggi non si possa fare a meno di:
• Defiscalizzare le spese sostenute per l’incubazione dalle imprese che scelgono di investire sui giovani o su idee brillanti: è una misura richiesta anche per quelle che investono per fini culturali – ma questo è un altro discorso che giriamo ai ministri Ornaghi e Gnudi- e comunque, per avere più mecenati e meno disoccupati, o facciamo questo salto o sono solo parole al vento;
• Ridurre i tempi del pagamento tra pubblico e privato: chi lavora per un soggetto pubblico aspetta almeno 60 giorni, se tutto va bene, prima di incassare i soldi. 60 giorni sono un tempo interminabile per una start up, specie in prossimità di scadenze IVA, INPS e compagnia bella. Questa situazione non è più sostenibile. Tempi brevi e certi.
Insomma si tratta di definire la governance, rendere praticabile la formazione , fare realmente innovazione e riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato spazzando via la burocrazia: in pratica niente di veramente impossibile per un paese civile.
Il Ministro, nel suo intervento ha detto che “c’è chi il lavoro lo cerca, c’è chi lo aspetta e c’è chi se lo crea”. Noi che il lavoro ce lo siamo già creati senza essere educati, adesso vogliamo che dalle parole si passi ai fatti, anche se sottoscriviamo l’opportunità di “educare quindi i più giovani allo stimolo della conoscenza, insegnando loro a fare impresa”….perchè possano scegliere di essere imprenditori, se è questo il lavoro che vorranno fare da grandi.




Complimenti Giulio, complimenti davvero.
Oltretutto è utilissimo al mio ultimo scopo.
Come a dire: “Una botta di … fortuna, va!”
Come promotore di una nascente start up (lunedì in modalità gost e dal 1# agosto al grande popolo del web) trovo che l’assenza di sostegno sia davvero grossa: abbiamo tanti volentorosi, anche negli incubatori pubblici, ma la parte politica è assente. da noi promessi fondi di finanziamento e poi annullati senza nemmeno una comunicazione, politici che non snno nemmeno cosa siano le start up o dove siano gli incubatori. Si, bell’articolo. Si, il chile rimane un miraggio anche perchè con 40 mila euro forse laggiù ci fai qualcosa, qui servono in marche da bollo.
grazie comunque
alessandro GH