Nuove frontiere del social travelling

Di recente ci siamo occupati di cinque nuove applicazioni che promettono di cambiare il modo di viaggiare del futuro, più avanti di analizzare le tendenze del prossimo decennio: queste portano tutte in direzione di un nuovo spirito collaborativo e partecipativo che dalla circolazione, condivisione e uso delle informazioni si applica anche alla pianificazione e al modo di viaggiare e alla percezione di esso.

Oggi ci soffermiamo su alcuni tra i progetti più interessanti che contribuiscono a delineare il paesaggio del social travelling, un mondo in cui le nuove tecnologie rappresentano il supporto per una serie di spostamenti in cui l’incontro con l’estraneo è al tempo stesso occasione di risparmio economico, agevolazione nell’ organizzazione, nuova conoscenza, scoperta ed esperienza condivisa.

globetrooper

In una panoramica risalente a questa estate, Wired faceva il punto sui servizi più interessanti e già piuttosto noti e funzionanti, come Tripwolf, con le sue guide turistiche in crowdsourcing, ma anche su alcune novità, citando Globetrooper, che aiuta a pianificare itinerari e a trovare compagni di viaggio anche nelle zone più impervie e difficili.

planely
Planely (e i servizi simili Cabcorner, Liftshare e Dopplr) sfrutta le prenotazioni aeree per capire con chi affronteremo il volo e eventualmente trovare complici per fare un tratto di strada insieme, Busabout, particolarmente amato da giovani e avventurosi, che spazia dagli itinerari già costruiti, ai quali è possibile unirsi, alla possibilità di crearne di nuovi, anche in relazione a eventi interessanti.

busabout

Wired citava anche portali come Triptrotting, “sorta di programma per la ricerca di anime gemelle”; solo che invece di soddisfare aspettative amorose, è “calibrato per trovare il compagno di viaggio perfetto”: con la promessa di creare una rete sociale che permetta di avere un punto d’appoggio in ogni città del mondo, è al tempo stesso una comunità che ospita viaggiatori con interessi in comune e un sistema di ospitalità legato al riconoscimento dei profili in Facebook, che è possibile in seguito recensire in base alla cordialità e alla simpatia dell’ospite.

Triptrotting

Una variante del concetto che il “pioniere” Couchsurfing ha inaugurato nel 2004, muovendo più di tre milioni di persone in tutto il mondo: il divano o il letto di casa diventano un alloggio perfetto per chi desidera scoprire una destinazione nella sua realtà quotidiana, senza rinchiudersi nell’”acquario” che a volte una stanza d’albergo può diventare per il turista. Questa soluzione è basata sul principio del baratto, eppure si può barattare anche il semplice, minimo aiuto nei lavori domestici.

Altra variante interessante è rappresentata da Wimdu: in questo caso il motore non è tanto, o non solo, il risparmio – l’ospitalità è a pagamento – ma il principio è lo stesso: la comunità si rivolge a chi desidera affittare uno spazio della propria casa (e non di rado offre anche servizi aggiuntivi, dal prestito della bicicletta a consigli, informazioni e compagnia) e a chi intende viaggiare a stretto contatto con la vita e la cultura del posto.

Wimdu

In parte simile a Airbnb e Crashpadder, Wimdu, che conta già oltre 100.000 utenti, permette di trovare una sistemazione comunque più conveniente di un albergo – dalla stanza nel centro di Berlino alla casa galleggiante a Hong-Kong – ma soprattutto più gratificante dal punto di vista sociale e relazionale. La maggior parte delle esperienze riportate sono positive, anche se il check-in può non essere rapido come in hotel o alcuni appartamenti rivelarsi non esattamente immacolati; per ovviare alle difficoltà, Wimdu promette di controllare ogni singolo alloggio (oltre 35.000 in tutto il mondo) e tutela sia il viaggiatore (il trasferimento del denaro al proprietario avviene non prima di 24 ore dopo l’accoglienza) sia il padrone di casa, assicurandolo gratuitamente fino a 500.000 € per coprire eventuali danni all’abitazione.

wimduTnooz ha parlato diffusamente di Bonvoy, la prima agenzia di viaggi di gruppo che funziona esclusivamente su Facebook, anche in relazione alle applicazioni vocali come Siri.


Prima di fondare Bonvoy Inc., Mujteba Naqvi lavorava nel settore non-profit. Il viaggio era già presente nella sua vita come passione da condividere soprattutto con la famiglia e gli amici: e, racconta Naqvi, spesso il suo desiderio di viaggiare in gruppo veniva frustrato da una serie di difficoltà ricorrenti: necessità di mandare troppe e-mail, logistica della programmazione, difficoltà nel trovare offerte di viaggio che mettessero d’accordo tutti. Da qui nasce l’idea di creare un’applicazione Facebook semplicissima e di sviluppare un sistema che comprendesse la ricerca e la prenotazione dei viaggi di gruppo e l’integrazione di eventi all’interno della piattaforma.

bonvoy
Con Bonvoy si può in tre passi creare un viaggio; invitare gli amici; definire i dettagli, effettuare le prenotazioni e condividere il piano con altre persone in modo da dividere i costi complessivi. Tra i partner, grosse società che si occupano di prenotazioni, ma anche di ricevimento e car sharing – Amadeus, Hilton, Holiday Inn, AVIS, Hertz e molti altri.
In 12 mesi, sono stati pianificati e prenotati 2000 viaggi di gruppo, l’applicazione conta 150.000 installazioni e sono sviluppati e introdotti nel sistema nuovi prodotti correlati al tema del viaggio.

Quali sono i punti di forza e debolezza dell’idea? Tnooz lo ha chiesto a Naqvi, che cita il vantaggio di creare senza sforzo un viaggio di gruppo, attraverso una piattaforma familiare e ampiamente utilizzata (Facebook) e si propone di superare i primi ostacoli: il marchio di viaggio sconosciuto e il ciclo di vendita lento. A compensarli, il fatto che Bonvoy si pone come una delle prime agenzie online di viaggi sociali, che rappresentano un mercato ancora in fase nascente, interessante, ampio e non ancora sfruttato nel settore: quello dei viaggi, che è sempre stato pioneristico dal punto di vista delle nuove tecnologie e dell’e-commerce in particolare.

A chi ipotizza che questa iniziativa non possa avere totalmente successo, Naqvi – anche giurato nel concorso internazionale per idee di viaggio “Brillanti, Innovative, Migliori organizzato da Amadeus, con un premio finale di 20.000 euro per l’idea vincente – risponde che gli esperti di social non sono necessariamente esperti di viaggi e viceversa, e che la decisione di fondere la dimensione sociale con quella del viaggio di gruppo è stata determinata proprio da questa consapevolezza.

travellution-team
Un altro esempio interessante e recentissimo è Travellution: il social network dedicato ai viaggi nato dall’incontro tra alcuni giovani studenti Erasmus “non in un garage della Silicon Valley, ma in un semplice appartamento condiviso a Parigi”, raccontano i fondatori. Di diverse nazionalità e background: Giacomo, Sigbjørn, Yannick, Emanuele, Nicola e Gabriele, ai quali si aggiungono poi Giacomo, John e Michele, ovvero il T-Team, che lancia la versione beta del sito l’undici gennaio del 2011.

travellution
Si tratta di una community estesa dove ogni viaggio creato funziona come una sorta di social network indipendente per chi lo crea e per i suoi compagni d’avventura. Costruito su un modello di business etico e su un pensiero che crede nello scambio culturale, nella differenza e nel rispetto dell’ambiente, Travellution nasce inizialmente come spazio per la condivisione di programmi di viaggio, permette di individuare gli utenti che vanno o sognano di andare nella stessa destinazione, gestire l’organizzazione del viaggio con tutte le risorse che di solito si utilizzano nei più comuni social network, e allo stesso tempo si pone come risorsa per informazioni su punti di interesse e esperienze di viaggiatori che hanno raggiunto lo stesso luogo in precedenza.
Un aspetto originale di questa community – che apre a prospettive interessanti anche dal punto di vista di nuovi modelli economici – è la forte interattività con gli utenti: ogni anno i “Travellutoners” avranno l’opportunità di candidarsi ed essere selezionati in base a competenze specifiche (viaggio, turismo, social media, grafica, informatica) per far parte della Community Advisory Board che gestisce il servizio.

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One Response to Nuove frontiere del social travelling

  1. patrizia says:

    bellissimo l’articolo e soprattutto utile

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