La Vecchia Europa: un presente di metropoli globali e un potenziale futuro di smart cities

Nella Vecchia Europa, più o meno unita, attaccata tenacemente alla propria storia e alle proprie tradizioni e al tempo stesso proiettata nell’affermazione del proprio ruolo futuro in un mondo sempre più globale, si è assistito a un’acquisizione d’importanza sempre crescente da parte delle grandi metropoli urbane.

european smart cities

Nell’immaginario comune, per altro molto aderente alla realtà effettiva dei fatti, è in questi vasti conglomerati che si concentrano le attività cardine per le sorti del nostro continente, soprattutto da un punto di vista economico e politico.

Le grandi “capitali” europee (termine applicabile anche a città che, pur non avendone formalmente il titolo, ne possiedono tutte le caratteristiche, come Milano o Barcellona) sono una sorta di specchio e di amplificatore dei fenomeni e dei cambiamenti che sono in corso nelle nazioni alle quali appartengono.
Gli effetti della globalizzazione, dei movimenti migratori, dei problemi ambientali
, si sono, infatti, manifestati in queste metropoli in maniera particolarmente spiccata.

 

La maggiore facilità di spostamento verso l’estero e, in modo particolare, all’interno del continente europeo, favorita in grande misura dall’affermazione delle compagnie low-cost come Ryanair ed Easyjet, ha accorciato notevolmente le distanze nel nostro continente (celebre è la battuta che il vero fondatore dell’UE sia in realtà Michael O’Leary, CEO di Ryanair) e ha determinato una crescita esponenziale del fenomeno degli short breaks verso i grandi centri urbani per turismo culturale, shopping o semplicemente svago.

 

È indubbio il fatto che l’immagine dei Paesi europei coincida in larga misura con quella che si ha delle loro capitali o città principali: il Regno Unito è Londra, la Francia Parigi, la Germania Berlino e Monaco e così via. Ed è proprio in queste metropoli che si concentrano anche la maggior parte degli investimenti interni ed esteri.

 

Tuttavia, come evidenziato in precedenza, essendo queste grandi città amplificazione di tendenze in atto a livello nazionale, in questi contesti le problematiche sono molto più accentuate: l’inquinamento industriale e da gas di scarico delle automobili, la riqualificazione urbana, lo sviluppo di una mobilità sostenibile, l’implementazione di politiche per l’integrazione e via dicendo sono tutti elementi più difficili da governare nelle metropoli in ragione dell’estensione e dell’eterogeneità del tessuto sociale delle aree considerate e quindi di una minore flessibilità al cambiamento.

 

Se la classica dicotomia città-campagna sembra essere allo stato attuale ormai superata, è vero che alla grande capitale e al vasto conglomerato nell’Europa dei nostri giorni sembrano fare piuttosto da contraltare le città di medie dimensioni (convenzionalmente con un numero di abitanti inferiore a 500.000), nelle quali risiede ben il 40% della popolazione europea che vive in contesti urbani. Molto spesso ignorate e in ombra rispetto alle metropoli, queste città presentano in realtà un notevole potenziale da valorizzare e le dimensioni più ridotte le rendono maggiormente flessibili e, pertanto, terreno fertile per esperimenti di sviluppo sostenibile in termini ambientali, economici e sociali.

 

Il ranking del Politecnico di Vienna e un bando della Commissione Europea: primi passi verso la smart city del futuro

Europe - top 20 - smart cities

Da citare a questo proposito è il progetto European Smart Cities, uno strumento scientifico per la valutazione delle città europee di media grandezza, elaborato dagli scienziati del Politecnico di Vienna, in collaborazione con l’Università di Lubiana e il Politecnico di Delft.

 

Scopo di questo tool, presentato nell’ottobre 2007 in seno all’Expo Real di Monaco di Baviera, è fornire uno strumento di ranking che permetta di confrontare tra loro le città europee di medie dimensioni, con un numero di abitanti compreso tra i 100.000 e i 500.000.

 

Consapevolezze di fondo dell’iniziativa sono le già citate potenzialità e maggiore flessibilità che caratterizzano questi contesti urbani, troppo spesso tagliati fuori dai grandi progetti d’investimento e che potrebbero invece costituire il volano decisivo per un rilancio dei territori in chiave di maggiore sostenibilità e vivibilità.

 

Gli scienziati del Politecnico di Vienna hanno identificato sei indicatori fondamentali per stabilire il livello di smartness di 70 città europee, campione prescelto tra circa 250 potenziali candidate (requisiti minimi, oltre al numero d’abitanti già citato, la presenza di almeno un’università e un bacino d’utenza inferiore a 1,5 milioni di persone). Le sei caratteristiche considerate sono economy, people, governance, mobility, environment e living, ognuna delle quali è definita da 31 fattori, a loro volta determinati da 74 indicatori.

 

Si tratta di un vero e proprio strumento scientifico, particolarmente utile non solo per capire dove si attestano le singole città (non stupisce il fatto che dominino quelle della Finlandia, della Danimarca, dell’Austria, della Germania e del Benelux), ma anche per osservare come si modificano le posizioni in classifica al variare degli indicatori, così da poter suggerire misure correttive alle amministrazioni locali e agli abitanti stessi.

 

Lussemburgo, ad esempio, al 1° posto in classifica, eccelle soprattutto in termini di smart economy e di smart people, ma presenta ancora ampi margini di miglioramento in ambito ambientale, dove domina invece la francese Montpellier, pur attestandosi complessivamente solo all’11° posto, perché più carente sotto gli altri punti di vista.

 

Le città italiane hanno ancora molta strada da fare: le quattro classificate nostrane, Trento, Trieste, Ancona e Perugia, si trovano rispettivamente al 45°, al 49°, al 51° e al 52° posto, seguite essenzialmente solo dalla Grecia e dai nuovi stati membri dell’Unione.

 

Da queste considerazioni emerge con chiarezza l’utilità dello strumento per i soggetti decisori e soprattutto le enormi potenzialità di crescita delle città di medie dimensioni, in una maniera che sia multidirezionale, ovvero che tenga conto non soltanto degli aspetti più strettamente economici, ma anche della qualità di vita, del rispetto dell’ambiente, della trasparenza governativa, della mobilità e così via, tutti elementi fondamentali e imprescindibili per un modello vincente di città futura.

 

Dell’importanza di una riqualificazione degli spazi urbani in chiave più smart sembra essersi resa conto anche la Commissione Europea che il 21 giugno scorso ha lanciato il progetto “Smart Cities and Communities” con un primo bando da 80 milioni di euro.

Smart City Model

Scopo dell’iniziativa è finanziare progetti di città a impatto zero, partendo da un sostegno per la ristrutturazione del patrimonio immobiliare pubblico e privato e delle reti energetiche. Favorite saranno le proposte in grado di azzerare le emissioni di gas serra. Vi sarà probabilmente anche una seconda fase a supporto del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile. Tra le candidate italiane vi sono Torino, Genova, Palermo, Catania e Bari.

 

Quale futuro per la città intelligente nel nostro Paese?

 

Dalle osservazioni appena fatte in merito all’arretratezza delle città italiane nelle classifiche di smartness a livello europeo, ci si rende conto di tutto il lavoro che resta da compiere nel nostro Paese, tanto a livello nazionale che locale, sotto molteplici punti di vista.

 

La realtà italiana è di per sé peculiare, in quanto le considerazioni avanzate riguardo all’accentramento di funzioni e ruoli chiave all’interno delle grandi metropoli europee valgono solo in parte per la situazione nostrana.

 

Il nostro Paese è storicamente quello dei Comuni e delle Signorie, dei tanti piccoli staterelli e delle mille divisioni territoriali. A differenza di nazioni come quella francese, estremamente concentrate attorno a una grande capitale, in Italia vi sono tante città di grandi, medie e piccole dimensioni, ognuna delle quali con un qualche passato glorioso e un ruolo chiave da rivendicare.

 

Basti pensare a Napoli, Torino, Genova, Venezia, Firenze, Palermo, Trieste per rendersi conto che la storia e la realtà italiana non possono essere rappresentate in maniera esaustiva dalle sole Roma e Milano.

 

Una nazione unita eppure così frammentata e legata a centri di potere, di cultura e di tradizioni regionali e locali, tutti dotati di forte identità, dovrebbe, a maggior ragione, essere in grado di valorizzare le potenzialità dei singoli territori e sfruttarle positivamente per dare vita a modelli virtuosi di città future.

 

Non è certo un mistero come la distanza tra il poter essere e la realtà effettiva dei fatti sia molto spesso schiacciante e, infatti, l’Italia ha ancora molto da fare per valorizzare la smartness delle sue città, nonostante ci siano tutte le premesse per ottenere buoni risultati.

 

Il modello da seguire è già indicato: investimenti nell’ambito delle energie rinnovabili e per una mobilità funzionale e leggera, sostegno a progetti innovativi di ricerca e sviluppo, valorizzazione organica e integrata del patrimonio storico e naturale, maggiore trasparenza e minori sprechi nell’ambito delle amministrazioni e così via.

 

Il capo progettista del già citato European Smart Cities, Dr. Rudolf Giffinger del Politecnico di Vienna, sintetizza in maniera estremamente efficace le caratteristiche di una città intelligente, che diventa tale “quando, basandosi sulla combinazione tra i dati di fatto locali e le attività realizzate da parte dei politici, dell’economia e degli abitanti stessi, presenta uno sviluppo duraturo nel tempo” di quelle sei dimensioni che sono già state illustrate.

 

Da queste parole emerge con nettezza come la tanto decantata smart city non sia altro che un contesto urbano con un buon potenziale intrinseco, valorizzato poi grazie a un lavoro corretto e trasparente delle persone che operano sul territorio, dagli alti livelli governativi fino al semplice residente.

Smart cities

Nell’auspicio che l’Italia e le sue città possano riuscire a mettere in luce la loro smartness, non solo per attrarre turisti e investitori, ma prima di tutto per migliorare la qualità di vita della popolazione, sembra essere già un bene che certi temi inizino quantomeno a essere all’ordine del giorno in importanti tavoli di discussione.

 

L’anno prossimo, ad esempio, dal 18 al 20 maggio 2012, si parlerà ampiamente di città intelligenti all’Art&Tourism di Firenze, prima fiera internazionale dedicata al turismo culturale e all’arte, un evento organizzato da TTG Italia in collaborazione con la Regione Toscana.

Tale dibattito s’innesterà sulla consapevolezza che, in un Paese come il nostro, proprio l’arte può costituire un importante veicolo di trasformazione urbana, soprattutto laddove abbinata a un turismo culturale di qualità.

 

 

 

 

This entry was posted in GH Group and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>