Kill tourism vol.1
Appunti dal festival del turismo sostenibile che vorrei…

 

Per chi ancora non lo sapesse:

Sostenibilità è l’equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie”. (Rio de Janeiro 1992)

Si è appena concluso a Bologna IT.A.CA’, il Festival del turismo responsabile, giunto alla 4° edizione. Dal 26 maggio al 3 giugno, l’evento nato per promuovere una nuova etica del turismo, ha richiamato addetti ai lavori (esperti, studiosi, blogger) insieme a un  pubblico interessato ai temi che ruotano intorno alla sostenibilità.

Molti gli eventi in calendario che hanno affrontato le tematiche da diversi punti di vista.
Il convegno “Verso la carta europea del turismo sostenibile e responsabile: la responsabilità sociale di istituzioni, imprese e viaggiatori”, ha  fatto il punto sul contenuto dell’Agenda for a sustainable and competitive European Tourism e sui lavori del Tourism Sustainability Group che si occupa della stesura della carta europea del turismo.

Mara Manente che dirige il CISET e fa parte del Tourism Sustainability Group europeo, ha illustrato le linee guida della carta europea del turismo sostenibile, parlato di come si possono sviluppare e tradurre in azioni concrete, fino ad affrontare il tema della forma giuridica della carta. “Un lavoro”, ha spiegato,“che si è posto due obiettivi: il primo è quello di continuare quello iniziato nel 2006 con il primo documento Azioni per un turismo europeo più sostenibile e il secondo è la diramazione delle linee guida che dovranno poi trasformarsi in azioni concrete”.

A parte le difficoltà della UE di passare in tempi brevi dai concetti alla pratica, nel dare un resoconto del convegno, preferiamo non entrare nel merito dei singoli contributi per proporre invece gli  interrogativi che, da ciascuno in modo diverso, sono emersi nel nostro ripensare alla giornata.

E’ un contributo per una economia turistica che mette al centro la preservazione del territorio e tutto quanto ci sta sopra.

A venti anni dalla diffusione del concetto di sostenibilità come capacità di carico dei territori, i tempi di “tutti al mare, tutti al mare” sono già da parecchio avviati sulla via del tramonto; la stagionalità turistica è sempre il tormentone di ogni fine stagione e il turismo di massa all inclusive, almeno lo speriamo, ha le ore contate.

Perché parlare di turismo sostenibile?  Sostenibile serve forse a qualificare un tipo particolare di prodotto turistico come il lacustre, il balneare, il montano, ecc.? E’utile a definire una nicchia? E’ pensato per una élite ricca e danarosa? Niente di tutto questo. E allora nel mettere insieme le due parole, turismo e sostenibile, qualcosa non torna.

Perché il turismo è sostenibile per definizione oppure non è.
E quando non è turismo è consumo del territorio, è rapina delle comunità ospitanti, è deportazione volontaria in riserve autosufficienti più o meno lontana da casa, è una scorciatoia per chi non ha materie prime, ecc.

E la sostenibilità, a cui tutti si sono richiamati almeno una volta nel dopo Rio de Janeiro, non prevede che le opere, i manufatti, gli interventi dell’uomo preservino il patrimonio, rispettino le comunità, tutelino i beni comuni, facciano uso e non distruzione del territorio, ecc,?

Dunque parlare di turismo sostenibile, è come legittimare nei fatti, la pratica di un turismo che sostenibile non è e insieme rivendicare per sé l’essere nicchia come marchio che distingue dalla massa che ha come modello unico di vacanza l’ all inclusive (andiamo al buffet così dopo facciamo una motorata e  beviamo un thè nel deserto).

Invece noi –quelli che facciamo il turismo solidale- siamo i soli che hanno a cuore il pianeta, siamo colti e facciamo vacanze intelligenti: vogliamo strutture certificate in località fuori dai percorsi di massa, meglio se fuori stagione e siamo anche disposti a pagare un prezzo più alto. Ma il turista di  fascia medio alta, senza necessariamente essere un turista sostenibile, può già avere tutto questo e non solo.

Ma ai milioni di turisti che per decenni abbiamo mandato in vacanza nel villaggio in centro america più italiano di qualsiasi paese italiano, quando glielo diciamo che …. ops, cambiamento di rotta…. il turismo è desiderio di scoprire, conoscere, l’altro, il diverso da sé, stare in strutture e luoghi autentici dove si mangia bene anche se non ci sono le tagliatelle?

Ma possibile mai che ancora siamo a questo punto?

Purtroppo sì. La scarsa affluenza di pubblico e le domande finali di operatori del settore, che hanno precisato di non essere esperti di turismo sostenibile, insieme alla autorevolezza di network di TO e Agenti di viaggi, campioni del mean streaming turistico, a presentare offerte di un turismo sostenibile, ci confermano nell’idea che la strada da percorrere non è solo molta, è anche un’altra.

Perché, oltre alla plebe anche i senatori hanno mancato l’occasione: un po’noiosi e molta autoreferenzialità di alcuni relatori -“io sono questo, faccio questo, dico questo” …prima di dare l’esame di turismo sostenibile, avremmo mica bisogno di ripassare la lezione?

D’altronde siamo il paese con minor consumo culturale, nonostante l’enorme offerta, ma corriamo tutti alla fiera Art and Tourism…

Una piccola e breve riflessione conclusiva: organizzare un incontro per discutere di temi importanti e di prodotti di nicchia, può creare aspettative  in chi si occupa con passione dell’argomento e lavora da tempo nel settore. Perciò, per sapere che nel turismo “va molto l’enogastronomia ” un convegno non è sostenibile.

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