Il cecchino miope. La comunicazione del territorio come autocelebrazione della politica residente.

La questione è ragguardevole. Gli spot televisivi messi on air da Regioni, Apt, club di prodotto (altri ed eventuali) sono, nella loro quasi totalità, come lo sparo di un cecchino miope. Negano qualunque vocazione al posizionamento, abdicano a qualsivoglia differenza tra turismo proposto e turismi concorrenti. Si comunica al minimo comun denominatore: lo stereotipo che il sistema consociativo del territorio è in grado di reggere. I committenti paiono proprio parlare a se stessi, “si guardano” nello spot.

Il risultato è raramente efficace. Diciamo che le buone esecuzioni sono perlomeno sinonimo di un’ambizione al rango in assenza di posizionamento. Spesso, purtroppo, il risultato è mediocre per assenza sia di buona esecuzione che di pensiero, o pessimo, quando si ottiene visibilità mediatica in virtù delle sole polemiche che lo spot suscita tra gli scontenti permanenti e quelli che permanentemente si accontentano. Intanto ballano milioni di euro.

Le occasioni perse sono confermate dagli slogan, invocativi ed evocativi di ciò che qualunque territorio di pregio ha di default. Nella loro schiacciante maggioranza gli spot di promozione turistica non hanno un punto di vista sul territorio, non “vedono” con gli occhi di chi vorremmo ci venisse, ma con quelli di chi lo amministra. Sono prodotti autoreferenziali confezionati da cecchini miopi.

Il cecchino miope è la politica dell’amministratore sulla rappresentazione del territorio pubblico: comunica turismo parlando sostanzialmente a se stesso, ai suoi simili, una questione di famiglia. Ecco il nostro filmino sulle vacanze. Si esclude di prendere in considerazione ogni percezione dell’eccellenza territoriale che non sia riconducibile a ciò che l’immaginario degli italiani rimastica da sempre.

Si incita allo stereotipo, e si omette sistematicamente la mission di scegliersi un pubblico che innalzi il rango e abbassi i deficit.

La questione non è marginale, riguarda la comunicazione turistica in un paese dentro le top ten, ad alta densità di offerta. Un paese sovralimentato in tutto: paesaggio, mare, città d’arte, gastronomia, con un matching rilevante tra estensione ridotta e tasso demografico.

Non siamo l’Australia o l’Argentina, noi non abbiamo grandi spazi da “vendere”, siamo un caleidoscopio di frammenti territoriali che spesso si sovrappongono e si confondono nella percezione comune, perché dotati di paesaggi contigui, strutture di accoglienza simili, perfino manufatti architettonici e vigneti interscambiabili, con B&B e agriturismi che hanno raggiunto una densità cinese in territori bonsai.

Le questioni del rango, della differenza, dello scegliersi “quali turisti” in un paese vocato alle vacanze massive, non sono affrontabili con un Cencelli del turismo coniugato in spot.

Per aiutarci divideremo l’esistente comunicato per archetipi. E’ più semplice e utile al lettore.

Il primo archetipo è quello del testimone unificatore, un campione sportivo, un attore, o un comico. Essi recitano la parte dei riconosciuti come garanti del luogo, o per appartenenza o per elezione.
Il testimone unificatore è in Calabria, Emilia Romagna, Marche (Gattuso, Cevoli, Hoffman).

Con enfasi e linguaggio diverso, garantisce un centro, o epicentro, che al territorio si vorrebbe attribuire. L’archetipo si fonda sull’assioma “se lo dice costui ci deve essere del vero” o “se c’è costui vorrà dire che si tratta di un posto esclusivo”. Ma costui è per caso (sospetto legittimo) il risultato di un vuoto di pensiero che la notorietà del testimonial dovrebbe colmare? Meditarci non guasta.

Esempi: L’Infinito nell’italiano affaticato di Hoffman che vaga tra palcoscenici e declivi, è forse l’escamotage di una regione faticosa da distinguere dalle vicine Umbria e Toscana? Gattuso, garante che in Calabria “noi ci mettiamo il cuore”, è un altro faticoso esercizio per sopperire ad un deficit di accoglienza e ad un primato di delinquenza diffusa? Cevoli, l’assessore romagnolo che dice simpatiche demenze sui parchi acquatici, è la fatica dei reali funzionari a riempire di gente luoghi di intrattenimento, che forse sono troppi anche per una regione che si nutre tradizionalmente d’invasioni turistiche massive?

Il secondo archetipo è quello della cartolina animata.

Il paesaggio naturale e le bellezze storiche sono affidate ad un’esecuzione più o meno accurata, sostenute da una voice over enfatica.

La cartolina animata è il paesaggio (visto o percorso) che cerca riconoscimento. La sua è una bellezza indubbia ma smarrita negli equivalenti: colline, mari, fiumi e boschi sono tutti belli e tutti uguali in un’Italia che ritrova continuamente le sue somiglianze paesaggistiche. Dove siamo ce lo dice una voce, ma è questa la differenza? E perchè dovremmo andarci, vista la somiglianza con altre decine di territori parenti?

L’enigma irrisolto viene affidato alla tv come un diotallevi. Media costoso la tv, veloce per fare notorietà ma anche improprio per misurare qualità e selezionare la propria clientela turistica. Paradossalmente questi manufatti comunicativi sono “primari”, fanno inconsapevolmente pubblicità all’intera penisola, o quando sbandano nell’idea mediocre e in un’esecuzione raccapricciante, retrocedono un territorio prezioso nel repertorio della cartolina universale baci da…

Esempi: alla Sardegna, mito del Mediterraneo, che impegna riprese aeree con un’esecuzione ben congegnata e spettacolare, si oppone una Liguria (Genova, Riviere Levante e Ponente), che si propone come gelosamente tua con logo animato da formaggino ed esecuzione a dir poco imbarazzante.

La prima vezzeggia una clientela internazionale amante del selvaggio naturale, ma cuce tutto in un linguaggio “già narrato”, che ha per artefici migliaia di inizi elivision da cinema americano e doc di NatGeo. Gli manca un colpo di coda identitario (obbligatorio).

La seconda, e spiace fare una comparazione (ma passatemela come strumentalmente utile), nella sua cruda banalità e sciatteria, non solo rende ridicolo un territorio preziosissimo, ma sembra ammiccare a un low-profile globale, ad un target ultrapopolare e universale, alle comitive non-spendenti che dai quattro angoli del globo arrembano dai barconi le 5 Terre. Decidersi: o il linguaggio è figlio di un posizionamento o è un orfano omicida.

Il terzo archetipo è quello della diversità presunta.

Qui il cecchino miope è inconsapevole di esibirsi a favore di una uguaglianza conclamata.

Si presume che definire una regione bella tutto l’anno (Puglia) o nuovo da sempre (Piemonte), o bella sempre (Val d’Aosta), così bella che è vero (Campania) sia un elemento distintivo indimenticabile, salvo avere un unico claim: bella sempre tutto l’anno (si risparmiano 2 bella, 1 sempre, e si potrebbe fare così un budget cumulativo quadriregionale). Il presunto diviene pretestuoso e la diversità cade nell’oblìo.

I tre archetipi dicono che, aldilà di esecuzioni professionali e di pregio stilistico (Campania, Sardegna, Sicilia), non si varca mai la soglia del “a chi stiamo parlando”, del linguaggio e del media coerente.

Credo che la responsabilità non sia per niente da attribuire alle agenzie pubblicitarie e ai talenti creativi, ma solo ed esclusivamente ai committenti, ai cecchini miopi (che sono persone, non istituzioni, vale la pena rammentarlo).

Alle istituzioni si rivolgono questi ragionamenti, casomai duri, il cui scopo è quello di uscire dall’approssimazione e dal fiato corto della contingenza del “mandato politico”,  per entrare in quella poetica difficile ma fruttuosa che riguarda le strategie delicate e sensibili sui territori.

Nota: Il lettore avrà notato l’assenza di considerazioni sulla campagna Voglio vivere così, della Toscana. Penso meriti un ragionamento a parte. Affrontare il worldwide brand Tuscany è in qualche modo entrare nel repertorio di un  case-history aureo, e gli va riservata un’attenzione esclusiva, diciamo la prossima “puntata”.

Andrea Ruggeri

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43 Responses to Il cecchino miope. La comunicazione del territorio come autocelebrazione della politica residente.

  1. Non anticipate troppo, poi direte il 18 e 19 Novembre, a Firenze, alla Stazione Leopolda dentro BTO – Buy Tourism Online?

    ;-)

    Robert

  2. Matteo says:

    sarebbe interessante anche analizzare e commentare lo spot del Ministero per il Turismo

  3. Davide says:

    Finalmente un’analisi sferzante libera da condizionamenti di pensiero. Mi piacerebbe sapere l’opinione di Andrea Ruggeri sulla comunicazione della provincia autonoma di Trento.

  4. catmat says:

    abbastanza devastante….
    mi piacerebbe una case study sulla promozione dell’Alto Adige….

  5. Complimenti per la bellissima analisi della crude realtà italiana!

  6. Giuliano If says:

    Articolo molto utile. L’analisi mi ha aiutato a riordinare un po’ di cose che si sapevano, arricchendo il tutto con nuove preziose considerazioni. Gioco anch’io la mia fiche: cosa ne pensa Ruggeri circa il lavoro di Fabrica sulla comunicazione della Regione Veneto?

  7. Guido Gambassi says:

    Tranquillo Robert, questo è solo un assaggio!!! :-D

  8. ziomarco says:

    A Sebastopoli!!!! ….

  9. mario poggioli says:

    Mi spiace manchi proprio l’analisi sulla Toscana.
    Spero proprio lei non la voglia trattare meglio di quelli di cui ha correttamente criticato la counicazione in questo stimolante articolo.
    Trovo infatti lo spot ampolloso pomposo ed inutile (e le posso garantire che il prodotto è costato parecchio alla regione).
    Resto in attesa del suo prossimo intervento.

  10. Andrea Ancarani says:

    Parlare ad un target significa scegliere.
    Esprimere un posizionamento significa scegliere.
    Individuare un valore competitivo significa scegliere.
    Sintetizzarlo in un payoff vuole sempre dire scegliere.
    Fare pubblicità vuole dire fare delle scelte e scegliere è un gesto violento: porta responsabilità e conseguenze.

    “Il coraggio uno non se lo può dare.” A.M.

  11. luca says:

    Paura di sbagliare, pigrizia, mancanza di passione, pressione politica, assenza di professionalità, arroganza e presunzione, sono tutti fattori che corrono a generare il male. Oggi la miopia è curabile ma per farlo bisogna rendersene conto, bisogna esprime una volontà precisa, quella di volerci vedere chiaro. Continua nella ricerca dell’antivirus per il cecchino miope perché la ritengo una sfida tanto impossibile quanto stimolante.

  12. Federica Vezzani says:

    Veramente ottima analisi. Complimenti!

  13. danilo says:

    Caro Andrea,
    riconosco e apprezzo la tua “abrasività”, tipica dei tuoi interventi ed utile a sparigliare.
    Condivido l’analisi di fondo dell’autorefrenzialità delle promozioni turistiche e della miopia dei cecchini.
    Tuttavia mi sento di aggiungere che ti sei fatto prendere la mano da un massimalismo giacobino e che , nello specifico, il territorio oggetto della promozione pubblicitaria (ovvero l’Italia) è di per sè una garanzia di spunti e stimoli per chi ha creatività da mettere in campo. Certo non siamo l’Australia, ma nel nostro piccolo abbiamo probabilmente più frecce nella faretra per differenziare la promozione del nostro territorio.
    I funzionari che gestiscono i budget degli enti pubblici sono sicuramente miopi, ma credo incapaci di resistere all’appeal di chi sa proporre una comunicazione innovativa, purché questo qualcuno esista davvero.
    Seguirò con interesse questo blog

    Danilo

  14. PIER DANIO FORNI says:

    Il turismo è il più grande asset del nostro paese. Così come viene trattato in comunicazione è come se la Ferrero non avesse posizionato la Nutella. Fosse solo il turismo, il nostro è un paese in declino: tecnologico, culturale, organizzativo. Se analizzassimo le campagne fatte dalle varie Regioni e Ministeri sulla salute, vedremmo lo stesso risultato analizzato da Ruggeri. Perché? Come sempre il problema deriva da 2 grandi questioni, l’incapacità dei vari ministeri proposti di coordinare le regioni con una communication mix efficace. La mancanza di un’agenzia seria, come avviene in altri paesi, che possa fare delle scelte e utilizzare le risorse a favore del paese intero. Le campagne italiane sono ovviamente a favore di chi le paga, anche se ho fortissimi dubbi che riescano ad ottenere dei risultati e concordo con Ruggeri sull’effetto acqua fresca o “passa che non ti vedo”. Io credo che l’emanazione politica della comunicazione parta dal presupposto che occorre accontentare tutti senza tenere conto che in comunicazione un messaggio che vuole dire tutto finisce per non dire niente. Occorre una piano strategico che tenga conto delle risorse e faccia delle scelte sulle opportunità. Pensate ad una media azienda che avesse 5 ottimi prodotti e un milione di budget, se ne spendesse 200 mila per prodotto, cosa otterrebbe? Niente. Mi piacerebbe conoscere gli strategic planner degli uffici regionali preposti e delle loro agenzie ed anche quello dell’ETI, il Ministro del turismo lo conosco già, ma mi piacerebbe leggere il suo curriculum.

  15. Andrea Ancarani says:

    Potremmo spendere ore a criticare negativamente tutta la creatività prodotta in Italia; mesi, a criticare tutta la creatività italiana dedicata al turismo.

    Pensiamo differente. Cerchiamo di essere utili.
    Esempi di campagne di comunicazione turistica riuscite? Se le nostre regioni non sono state capaci, chi lo è stato? E perchè?

    Se Atene piange, Sparta non ride, e povera Grecia; ma se non ricordo male, gli spagnoli con un sorriso hanno comunicato parecchio.

  16. Eleonora says:

    Anche più di un sorriso!
    Mi riferisco alla campagna I need Spain.
    Hanno creato diversi spot per target differenti, con una comunicazione secondo me molto efficace, che nega la routine di tutti i giorni:
    “…non ho bisogno di chattare, non ho bisogno della tv via cavo, non ho bisogno di aspettare il weekend, ma ho bisogno di tornare.”
    http://www.youtube.com/watch?v=waDTycMHtVI
    http://www.youtube.com/watch?v=obTpHK8nFvo

    Comunque complimenti ad Andrea Ruggeri per l’articolo!

  17. Problema: come promuovere il “turismo regionale” a una platea potenzialmente infinita con risorse limitate?

    Soluzione: utilizzando la “comunicazione Titanium” (copyright Egg Events) che ottiene gratis spazio sui media trasformando la comunicazione promozionale in NEWS interessanti per il largo pubblico.

    Esempio: The Best Job In The World, campagna di Tourism Queensland, per promuovere le sconosciute isole della barriera corallina (vedi: http://www.youtube.com/watch?v=SI-rsong4xs).

    Risultati: esposizione equivalente a una campagna da 80M$ costata poche centinaia di migliaia.

    Da diversi anni io e la mia squadra studiamo questo nuovo modo di comunicare e l’applichiamo ai nostri progetti. Se il Ministro fosse interessato…

  18. Stefano says:

    In effetti ho atteso per tutto il tempo di lettura l’analisi della campagna della Toscana. Mi è rimasta l’acquolina in bocca. Concordo su tutto e sulla mancanza di visione e coraggio che attanaglia la nostra classe politica. E’ la paura dello sconosciuto ma inatteso, del diverso ma differenziante. Anche qui ci si siede con significativa unanimità bipartisan e ci si accontenta di mediocri risultati professionalmente ben confezionati, certo, tali da non suscitare critiche sulla produzione e magari da esibire come medaglie (con Hoffmann e Gattuso mondiale non si sbaglia mai o almeno così si crede). Ma sulle idee, lì no: meglio non correre rischi. Interessantissimo in questo senso l’esempio citato del turismo del Queensland.

  19. Giancarlo Melosi says:

    Pure io ho atteso per tutto il tempo che arrivassero sue considerazioni sulla campagna di comunicazione della Toscana,che non sono arrivate.
    Tanto sforzo di ricerca ed analisi ,con un piccolo sforzo,avrebbe appagato e magari avviato un dibattito sul lavoro fatto e le risorse spese.
    Risibili le considerazioni che verrà fatto perchè sic! ” merita un discorso a parte”.
    Suvvia un po’ di coraggio non guasterebbe,anche perchè non sempre il prossimo ha gli anelli al naso.

    • Guido Gambassi says:

      Caro signor Melosi, abbia fiducia, a breve avrà modo di leggere anche le considerazioni sulla campagna della Toscana… Intanto, grazie del suo interesse

  20. Simone Atzeni says:

    Come esiste un codice del paesaggio che vieta gli ecomostri, così dovrebbe valere per la comunicazione brutta e inelegante

  21. Francesco says:

    L’unico vero problema in tutta la questione è la pagnotta… Quei milioni che ballano qualcuno li deve spendere e qualcuno li deve guadagnare. Ma voi siete davvero convinti che un’ottima idea creativa aiuti a vendere una regione piuttosto che un’altra in una nazione come l’Italia, nella top ten da sempre? E se quei milioni che ballano fossero investiti nel superare quel deficit di accoglienza e nell’arginare la delinquenza diffusa? Certo non basterebbero, ma che male c’è nel cercare di investirli così piuttosto che in un’ottima agenzia o nella migliore casa di produzione… Infine perdonatemi la cattiveria ma non è per caso che qui qualcuno sta cercando lavoro bussando a una qualche porta degli uffici di una qualche regione? La pagnotta in fondo piace a tutti. World is changing, il giocattolo si sta rompendo, la pubblicità è moribonda e qui mi sembra pieno di zombie

  22. Giuseppe says:

    Credo che chi ha progettato questi spot abbia tenuto conto di far vedere quello che gli amministratori delle regioni fanno, non tanto quello che l’area che si presenta può dare ai clienti che vorremmo invitare.
    Come al solito, anche nei siti web delle aziende si parla dell’azienda stessa, facendo un grande errore. Quello di comunicare “quanto siamo bravi noi, quanto siamo qua, quanto siamo la ecc…”

    La realtà è che vogliamo promuovere una qualsiasi area dobbiamo dire a chi ci ascolta o chi ci guarda cosa possiamo offrire, cosa possiamo dargli, cosa può ottenere e soprattutto perché venire nella nostra regione.

    Una buona giornata a tutti.
    Giuseppe

  23. Adele says:

    Capisco l’idiosincrasia per forme di comunicazione che basano parte della loro efficacia su testimonial. Però mi sarebbe anche piaciuto che l’articolo citasse anche qualche dato quantitativo a supporto delle proprie tesi. Altrimenti vedo il rischio di una dissertazione (dotta per carità) quasi tafazziana. Lo spot delle Marche può piacere o no, ed è criticabile ovvio. Ma mi risulta che abbia fatto molto parlare di sé negli USA, che le Marche abbiano ricevuto molta attenzione sui media a stelle e strisce, tanto che un famoso quotidiano americano ha ipotizzato che le Marche saranno il prossimo bengodi dei ricchi pensionati californiani che vorrano ristrutturare casali abbandonati. Se sarà vero cosa dire?Una comunicazione miope e inefficace che ottiene risultati concreti?

  24. Redazione GHnet says:

    Gentile Adele, grazie del tuo commento, vorrei risponderti chiarendo meglio il punto di vista di GHnet sul tema. La comunicazione turistica delle regioni è stata qui analizzata rispetto all’obiettivo primario che essa dovrebbe perseguire, ovvero il posizionamento: veicolare una propria identità specifica e precisa. Il risultato di mercato è un obiettivo in un certo senso subordinato e comunque altro da questo, ed è per questo le analisi non prendono in considerazione dati quantitativi. Per tornare all’esempio: è molto probabile che grazie Dustin Hoffman molti americani verranno a ristrutturarsi un casale nelle campagne marchigiane, ma, con ciò, le Marche avranno fatto capire al mondo chi sono? I ricchi pensionati californiani che ci verranno si accorgeranno di non essere in Toscana? Insomma: è ben possibile che una comunicazione che non fa posizionamento porti turisti (e a ben vedere qualsiasi comunicazione turistica fa registrare un qualche aumento di presenze), ma in tal caso ha raggiunto solo una parte del proprio compito, che di solito dovrebbe avere un respiro più ampio e strategico.

  25. Stefano Dall'Aglio says:

    Diciamola tutta.
    Il cecchino non è solo miope, è anche disarmato: fa bum bum con la bocca e spende molto in costosissimi impianti di amplificazione per farsi sentire, però non è in grado di colpire nessuno.

    Cosa resta alla strategia di comunicazione senza la possibilità di giocare vantaggi reali nei prodotti/servizi, nella loro qualità, nell’organizzazione, nel packaging, nel prezzo, nella distribuzione? La comunicazione turistica regionale è inefficace soprattutto perché, a differenza di quanto avviene negli altri settori, la marca territoriale non possiede né controlla le altre leve del marketing mix.
    Quando guardo pubblicità di destinazioni (tutte le destinazioni, con o senza testimonial), vedo espressi solo due concetti:
    a) la varietà concentrata (natura, cultura, enogastronomia, tradizioni, divertimento,…) i.e.: qui c’é tutto per tutti -> benefici funzionali
    b) il luogo delle emozioni (qualità della vita, amici, atmosfere suggestive, incontro con gente autentica per non dire unica,…) i.e.: una promessa di good feeling e di tornare diversi, indipendentemente dalla motivazione di visita -> benefici di vissuto.

    Ci si limita (e ci si rifugia) a comunicare risorse e “atmosfere” (in dosi variabili) non solo perché si tratta dei due concetti più neutrali e meno impegnativi, che comportano i minori “disturbi” verso il sistema interno, ma anche perché riesce difficile parlare di altri vantaggi competitivi, in grado di spostare scelte e processi d’acquisto dei consumatori.

    Se fosse solo un problema di pull, saremmo a posto: occhiali nuovi e via. Ma c’è qualcuno che pensa che il successo della Spagna sia dovuto a campagne pubblicitarie migliori? O forse non (anche) al sistema di organizzazione, di creazione e distribuzione del prodotto? A proposito: la Spagna presidia tenacemente il concetto b) da “Passion for life” in poi (cioè dai primi anni ’90, dopo aver utilizzato per quasi un decennio “Everything…”).

    Perché l’Italia, in cima alla lista delle destinazioni note e desiderate, raccoglie molto ma molto meno in termini di acquisti? Non è che sarà soprattutto “colpa” di carenze nelle altre componenti del mix?

    Torniamo alle regioni italiane: tra il 2000 e il 2008 il movimento più rilevante in termini di avanzamento della quota totale di mercato (sul totale Italia) è stato fatto registrare dalla Lombardia (lo stratosferico balzo di 0,8 punti percentuali in 8 anni: dal 6,8% al 7,6% delle presenze totali); tutti gli altri scostamenti sono inferiori, quando non negativi. Miopia certo, ma anche armi spuntate, cerbottane otturate e fionde sfondate.

    Bum bum. E nessuno che lo chiami a rispondere dei risultati e ad una maggiore dose di realismo.

  26. marco says:

    La riflessione di Andrea non fa una piega. Ineccepibile, elegante e profonda. Peccato che l’Italietta di oggi (non mi riferisco solo ai politici..) non abbia più l’intelligenza di capire e nè tanto meno di sognare orizzonti diversi…Io invece vorrei abbassare il livello di qualità della discussione in atto; Il motivo è semplice. Buttandola sul ridere, oggi la gente, in vacanza, vuole solo riposà, magnà e magari anche trombà.. (in realtà è forse sempre stato così. Anzi questa è la vera vacanza..) chi se ne frega del perchè uno va li o qui. L’importante è spendere il meno possibile e viversi allegramente tutti i clichè della vacanza “tutto incluso”. Così uno passa una dozzina di giorni a imprecare il Dio perchè il pesce non era un gran che, le scarpe facevano male, i negozi sono cari, i figli stressano, i vucumprà rompano le palle… così si torna a lavorare coi coglioni girati più di prima, iniziando, o meglio continuando, a lamentarsi che le cose non vano bene in questo paese.
    Ma l’italietta di oggi è cambiata. Gli uomini non sono più quelli di una volta che portavano la moglie in vacanza coi figli per andare poi a puttane in città facendo finta di lavorare. E nemmeno le donne, sono quelle più di una volta. Prima si facevano sbattere dai bagnini, o da ciurme di ragazzini aggorilliti, mentre il marito andava a puttane. Oggi tutto è cambiato. Il futuro è nel “Horror travel tour”, cioè creare un itinerario che sia a metà tra l’avventura e il macabro, tra il morboso e il “reality”: Per esempio andare alla casa dei due assassini di Erba, scattare qualche foto, per poi riprendere il pulmann e correre a Cogne, dove un impegnativo mini-trek ci porta fino all casa dell’assasina. Lì, una breve sosta, dove si puo’ fare anche merenda sull’erba,(c’è uno che vende magliettine e coperte insanguinate) poi giù di volata in Umbria nella casa dove hanno accoltellato l’inglesina, (qui è previsto una preghiera sileziosa…) poi ancora giù in Campania per andare a vedere le “case della camorra” (non è vero che sono così brutte), si possono degustare mozzarelle “vere” , quelle avvelenate doc, poi sempre più giù, fino a visitare il campo dove è stata sepolta l’ultima vittima, con cenone e veglione nel garage, dove è stata strangolata. Per chi invece ha un vero spirito di avventura, ci sono gli scantinati dove sono stati trovati i due bambini morti caduti nel pozzo, o, a scelta, andare in parrocchia dove è stata violentata anni prima una vergine.. Se poi vogliamo davvero sprofondare, basta seguire l’Itinerario “Che la Bassa sia con te”, in cui si possono ammirare i luoghi delle sparatorie di camorra e mafia, fino a quelli sciolti nell’acido.
    Infine, con dieci euro in più, una simulazione in 3D del’eruzione del Vesuvio che seppellisce Napoli. (Basta comprare il DVD e gli occhialini da qualche ragazzino pittoresco in qualche vicolo. Volendo si puo’ anche guardare tutti insieme in pulmann)
    Questa è l’Italietta di oggi. La gente ama le cose diverse e trasgressive e, soprattutto, vere.
    Basta coi bei paesaggi, gli animali, gli itinerari alternativi, i parchi naturali, le tradizioni…!

    Quella era roba buona quando non c’era la tv…

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  36. tiziana says:

    ciao, sulla sardegna ti è sfuggita la campagna con la murino e quella con il cabarettista di ajò. esempi di sclero marketing lampanti visto che le le 3 campagne non hanno un comune denominatore o un fil rouge.

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