Balneari e spiagge: in dirittura d’arrivo il decreto del Governo

C’è attesa per l’esito che avrà la presentazione del ministro del Turismo, Piero Gnudi, e il suo collega agli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, alla commissione Europea, del piano del Governo sulle concessioni demaniali.

Sebbene il nuovo piano non soddisfi le richieste degli operatori balneari italiani che da tempo chiedono una deroga dalla Direttiva servizi Bolkestein, deroga chiesta e accordata alla Spagna, i dodici articoli di cui si compone il provvedimento, mettono tra i criteri per l’assegnazione  anche il punteggio a valutazione della professionalità acquisita nell’esercizio della attività.

Oltre a questo, per l’assegnazione delle “nuove concessioni”, si terrà conto dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ma anche dei piani di copertura degli investimenti e della gestione per tutto il periodo di concessione e dell’interazione dei servizi offerti con il sistema turistico locale.

Ci sembra che questo provvedimento, che subito dopo l’approvazione della UE verrà presentato al Consiglio dei Ministri per l’adozione,  persegua lo scopo dichiarato di ”incrementare l’efficienza del sistema turistico italiano, riqualificando e rilanciando l’offerta turistica” e garantisca ”il diritto libero e gratuito di chiunque all’accesso e alla fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione”. Dovrebbe inoltre chiudere una volta per tutte la procedura di infrazione già avviata nei confronti dell’Italia nel 2008 per i meccanismi anticoncorrenziali nell’assegnazione delle concessioni demaniali.

Il documento prevede che le concessioni demaniali marittime vadano a gara entro il 31 dicembre del 2014 e la loro durata, definita negli stessi dalle Regioni non potrà essere inferiore a 6 anni e non superiore a 25 anni per le spiagge e non inferiore a 30 anni e non superiore a 50 per i porti turistici.

Per maggiori dettagli sul contenuto del provvedimento, di seguito l’articolo pubblicato dal Sole 24ore.

Spiagge all’asta, bandi entro il 2014

di Nicola Barone e Marco Mobili

Non è tanto il lungo inverno ormai alle porte a turbare il sonno dei gestori degli stabilimenti balneari italiani. Sul futuro del settore incombe qualcosa che va ben oltre i buon esiti di una stagione: entro il 31 dicembre 2014 dovranno infatti essere definiti i bandi per l’assegnazione delle concessioni demaniali. Non solo. Le future “autorizzazioni” rilasciate con gara non potranno avere una durata superiore ai 25 anni per le spiagge e 50 anni per i porti turistici.

È quanto prevede il piano del Governo per “mettere all’incanto” con evidenza pubblica i litorali del Belpaese. Il provvedimento messo a punto nelle scorse settimane – e che doveva sbarcare all’esame del Consiglio dei ministri di fine ottobre – è al momento soltanto sospeso in vista dell’incontro di martedì tra la delegazione italiana e la Commissione Ue. Un tavolo che si annuncia non certo facile dal momento che l’Esecutivo, rappresentato con ogni probabilità dai ministri Piero Gnudi (Affari regionali e turismo) ed Enzo Moavero Milanesi (Affari europei), si troverà tra due fuochi: da un lato, chiudere una volta per tutte la procedura di infrazione già avviata nei confronti dell’Italia nel 2008 per i meccanismi anticoncorrenziali nell’assegnazione delle concessioni demaniali; dall’altro, accogliere il cahiers de doléances delle associazioni di settore e degli stessi enti territoriali.

Da mesi (in pieno agosto i villeggianti fecero i conti con la serrata degli ombrelloni) i vertici delle diverse sigle di categoria continuano il pressing sul Governo al fine di scongiurare gli effetti della gara pubblica seguendo l’esempio della Spagna. Che all’inizio di ottobre è riuscita a strappare a Bruxelles una deroga agli obblighi imposti dalla direttiva Bolkestein con l’estensione delle concessioni in essere fino a 75 anni.
Le associazioni dall’attuazione del piano predisposto dal Governo vedono a rischio 100mila posti di lavoro e il futuro delle oltre 30mila imprese attive. E ieri hanno scritto nuovamente ai due delegati del Governo chiedendo di salvaguardare un patrimonio del turismo nazionale. Secondo la Fiba, l’Assobalneari e il Sindacato balneari, «il turismo è ancora oggi materia sottovalutata nel nostro Paese e ancor più dalla Comunità europea che vede nella direttiva servizi un equilibrio di eguaglianze fra gli Stati, non approfondendo che dei cinque Paesi europei aventi il demanio marittimo l’unico ad averne un rilevante danno è l’Italia».

Ma cosa prevede nel dettaglio il piano del Governo? Nei dodici articoli su cui i tecnici stanno ancora lavorando e che saranno presentati dopodomani ai commissari europei, viene previsto espressamente che entro il 31 dicembre 2014 le regioni dovranno definire i bandi e le lettere di invito per l’affidamento delle concessioni. Per la durata delle nuove concessioni che saranno assegnate allo scadere dell’attuale regime di proroga al 31 dicembre 2015, si stabilisce un tetto minimo di 6 anni e uno massimo di 25 anni nel caso delle spiagge. Quanto a porti e ad approdi turistici, la validità temporale dovrà essere compresa fra un minimo di trenta e un massimo di 50 anni. Per i punti di ormeggio, ossia quelle strutture che non hanno impianti di difficile rimozione, si andrà da 6 a 20 anni.

Per l’assegnazione delle nuove “licenze” il criterio sarà quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ma peseranno anche i piani di copertura degli investimenti e della gestione per tutto il periodo di concessione. Nell’offerta sarà anche valutata l’interazione dei servizi offerti con il sistema turistico locale. E, a tutela di quanti già oggi lavorano nel comparto, il decreto prescrive che (solo in prima applicazione) la professionalità acquisita nell’esercizio dell’attività e anche relativamente all’area in cui si opera verrà valutato nel limite del 40% del punteggio complessivo. Una sorta di buonuscita ad hoc viene prevista per gli attuali concessionari che decideranno di non partecipare alle gare (si veda il servizio in pagina).
Infine, il canone che attualmente i concessionari versano non potrà costituire parametro per la valutazione dell’offerta.

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