“C’era una volta un moderno gruppo di turisti stranieri. Stavano facendo un viaggio in Italia, si ritenevamo soddisfatti del paesaggio che calpestavano e avevano comprato in visione, un po’ meno degli italiani che glielo avevano venduto. [...] negli addetti al turismo vedevano solo incensatori di bellezze e storie dei luoghi, lo stesso avrebbe fatto un francese, un lituano o un spagnolo. La solita tiritera di aggettivi, la stessa enfasi, come se tutte quelle descrizioni facessero parte di un linguaggio universale codificato, fatto a stampino per qualunque umano che diventa per un po’ turista. [...]“
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Vomitare l’anima. Dal tossico al tessile, appunti sul linguaggio turistico
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Voglio vivere così. Storia pirata della fata del nord.
“ […] Qui è come la strategia deve essere piegata in creatività, e questo vale per tutte le regioni italiane: ciascuna come un profumo unico.
Questa dovrebbe essere l’ambizione. […]”
Dopo “Il cecchino miope”, la campagna on air della Regione Toscana è il tema per nuove considerazioni sui posizionamenti e i linguaggi offerti dalla comunicazione turistica.
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Il cecchino miope. La comunicazione del territorio come autocelebrazione della politica residente.
La questione è ragguardevole. Gli spot televisivi messi on air da Regioni, Apt, club di prodotto (altri ed eventuali) sono, nella loro quasi totalità, come lo sparo di un cecchino miope. Negano qualunque vocazione al posizionamento, abdicano a qualsivoglia differenza tra turismo proposto e turismi concorrenti. Si comunica al minimo comun denominatore: lo stereotipo che il sistema consociativo del territorio è in grado di reggere.
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