di Luca Zanelli
E' ormai chiaro come, di fronte a un cambiamento radicale dell’atteggiamento del turista/cliente verso fattori individuali quali l’emotività e l’autenticità, l’accoglienza e la capacità di costruire un legame affettivo, le piccole e medie imprese turistiche mediterranee, anche italiane, abbiano le risorse umane e identitarie più adatte per far fronte a queste dinamiche. Ed è altrettanto evidente come solo l'investimento in k(nowledge) sia fattore di crescita e sviluppo.
Per queste ragioni la Presidenza del Consiglio ha finanziato una ricerca che ha riunito quattro regioni italiane leader dell’incoming turistico, Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Sardegna, con la Catalogna e la Provenza Alpi Costa Azzurra (PACA), due delle regioni mediterranee a forte vocazione turistica e che rappresentano validi modelli d'innovazione sia sul versante istituzionale che su quello dell'offerta.
Conclusa la prima parte del progetto (per un resoconto è possibile leggere qui> http://www.ghnet.it/Article400.html [1]) dedicata all'esplorazione e all'analisi delle performance economiche di 170 piccole e medie imprese turistiche, con un confronto tra realtà italiane, francesi e spagnole, è ora l'Emilia Romagna la prima a proseguire nella seconda fase del lavoro riservata alla progettazione.
Tra i fattori risultati vincenti, la prima parte della ricerca metteva in forte risalto la stretta correlazione tra investimenti immateriali e maggiori utili per le imprese. Inoltre risultava essenziale la sinergia tra il sistema aeroportuale e il turismo: dove le istituzioni locali, come in Catalogna con la nascita del Comitato Sviluppo Rotte Aeree di Barcellona, sono riuscite a svolgere una funzione di coordinamento e programmatoria, la crescita in termini di arrivi è stata esponenziale.
In questo contesto come si colloca l'Emilia Romagna? L'indagine si è così soffermata su tre livelli precisi: analisi dei bilanci degli ultimi cinque anni di un centinaio di pmi turistiche società di capitali, interviste dirette agli imprenditori e manager, rilevazione di desideri, proposte e bisogni dei principali stakeholder del settore turistico emiliano romagnolo. E poi si è passati al confronto con gli stessi dati disponibili per la Catalogna e PACA.
Arrivi, presenze, offerta, strutture recettive e aeroporti
Sul fronte del posizionamento della regione per arrivi e presenze l'Emilia Romagna è piuttosto distante dai risultati della Catalogna e in linea invece con quelli di Provenza Alpi Costa Azzurra: nel 2006 l'Emilia Romagna registra un incremento del 5,1% delle presenze e del 3,9% degli arrivi, a fronte di un aumento del 19,5% e del 17,8% per la Catalogna, di 0,9% e 0,3% per PACA.
Diversa poi la composizione del mercato turistico: mentre in Emilia Romagna prevale nettamente la domanda nazionale (la quota di stranieri è passata dal 25,8% del 2001 al 23,8 del 2006) nelle altre due regioni europee, pur con specificità diverse, la quota stranieri è molto più rilevante: 52,8% per la Catalogna e 37,4% per PACA.
L'Emilia Romagna registra poi un preoccupante calo di presenze dalla Germania, tradizionale bacino di provenienza dei turisti della stagione estiva (quasi 164.000 arrivi in meno nel 2006), che i nuovi mercati dell'est europeo, in primis Russia, non riescono a colmare.
Non cambia molto la tipologia di offerta: pur essendo in calo nel periodo 2001 - 2006, la riviera è la destinazione principale con il maggior numero di presenze. Stabili le città capoluogo, in lieve calo il turismo termale e quello "verde" dell'Appennino, a conferma di uno squilibrio storico a favore del mare che non si riesce a modificare con proposte adeguate.
In linea con i trend nazionali l'andamento delle strutture ricettive: crescono arrivi e presenze nei 4 e 5 stelle e nell'extralberghiero, mentre si registra un netto calo delle presenze nelle strutture a 1 e 2 stelle che perdono un terzo degli arrivi e quasi la metà delle presenze tra il 2001 e il 2006.
Invariata anche la distribuzione mensile degli arrivi, a sancire il fallimento di tutte le politiche e iniziative volte alla destagionalizzazione dei flussi turistici.
L'indagine poi confronta i vari sistemi aeroportuali, evidenziando l'assoluta inferiorità della struttura emiliano romagnola. Basti pensare che l'aeroporto intercontinentale di Bologna ha registrato quattro milioni di arrivi, quanto realizzato da Girona, aeroporto specializzato solo nei voli low cost. I quattro aeroporti regionali hanno totalizzato appena 5 milioni di arrivi, pari a poco più della metà di quelli registrati dal solo aeroporto di Nizza (9,9 milioni).
PMI e K
Il confronto poi si sposta sulle imprese regionali, sugli investimenti in conoscenza e sugli eventuali ritorni di business. Sono stati analizzati i bilanci di 54 hotel e 45 tra tour operator e agenzie di viaggi, attraverso interviste dirette agli imprenditori e ai manager responsabili. I risultati sono interessanti ed evidenziano la minor competitività delle imprese emiliano romagnole. Infatti per ogni euro investito in (k)conoscenza le PMI realizzano 8,5 euro di fatturato contro i 19 della Catalogna e i 10,7 della regione francese. Stesso discorso per l'utile lordo, che risulta inferiore addirittura di dieci volte!
Da evidenziare poi come siano le società di servizi, in primis tour operator e advertising, a registrare risultati in linea con quelli catalani e francesi, di molto superiori a quelli delle imprese alberghiere.
Infine sono stati presi in esame i diversi tipi d'investimenti in beni immateriali e per tutti risulta prioritario il web, seguito dagli interventi per sviluppare il proprio business come ricerche di mercato e business plan.
Un dato però deve far riflettere: in Emilia Romagna s'investe poco sulla formazione e sull'innovazione. Infatti, solo il 60% delle pmi investono in formazione, marketing e innovazione di prodotto, rispetto al 90% delle imprese catalane e all'85% di quelle francesi. Il divario è notevole e preoccupante e imputa una seria responsabilità al mondo imprenditoriale del settore turistico, troppo spesso abituato a nascondersi sotto l'inefficienza dello stato e dell'amministrazione pubblica.
Gli stakeholder
Sindaci e assessori al turismo delle maggiori località turistiche, rappresentanti del sistema aeroportuale, del credito e della formazione e delle principali associazioni di categoria rappresentano il gruppo dei 100 stakeholder intervistati per la ricerca e che hanno indicato pregi e difetti del sistema turistico regionale.
Al di là delle tradizionali qualità riconosciute all'Emilia Romagna, come l'integrazione tra pubblico e privato, il modello turistico della costa e il buon rapporto tra qualità e prezzo dell'offerta, il rapporto sottolinea altre caratteristiche ritenute punti di forza della regione: il patrimonio culturale, storico, enogastronomico ed ambientale.
Dall'altra parte la ridotta dimensione e redditività delle imprese turistiche, modelli organizzativi inefficienti, la cronica difficoltà di accesso al credito e l'inadeguatezza alle nuove domande delle strutture ricettive rappresentano i punti di debolezza ben presenti agli operatori. Del resto questi appena citati sono difetti più generali che accomunano le imprese italiane in molti altri settori esposti alla concorrenza internazionale e che chiamano in causa il sistema paese.
È invece interessante rilevare le altre lacune individuate dagli steakeholders quali la scarsa capacità di fare squadra tra privati, la mancanza e l'inefficacia degli strumenti di comunicazione e di promo-commercializzazione a confronto con azioni invece molto più riuscite e aggressive di concorrenti come la Catalogna.
Le pmi turistiche quindi segnalano la mancanza di un progetto strategico di sviluppo e la necessità di supporti e incentivi per la formazione tecnico/manageriale e la riqualificazione aziendale.
Le proposte
Sviluppare nuovi turismi per intercettare la domanda radicalmente cambiata: verde, sportivo, nautico e crocieristico, culturale e grandi eventi per un'offerta variegata ma integrata e per riposizionare l'immagine sui valori dell'identità e dello stile di vita. Per questo l'Emilia Romagna dovrebbe impegnarsi a studiare strumenti finanziari alternativi per favorire l'acquisto degli alberghi da parte degli affittuari, meno burocrazia attraverso sportelli unici per le imprese e la semplificazione normativa.
Per migliorare le infrastrutture e il sistema viario è ritenuta fondamentale la realizzazione della metropolitana di costa, mentre per gli aeroporti la domanda è quella di una decisa inversione di rotta. Sul modello catalano infatti, gli stakeholder chiedono che la Regione assuma il ruolo di cabina di regia per coordinare le azioni e gli investimenti in maniera unitaria, mettendo fine alla concorrenza tra i quattro aeroporti. Così come è forte la richiesta di una politica di sviluppo del low cost in maniera mirata e sinergica con gli obiettivi turistici della regione (e degli operatori economici)**.
Anche la comunicazione e il marketing vanno ripensate per confezionare un'offerta più vicina a quel turismo emozionale che costituisce la cifra della contemporaneità.
La seconda fase del progetto Fattore k, che ha visto per ora coinvolta l'Emilia Romagna, ha dimostrato la bontà dell'operazione che vede nel benchmarking con due aree protagoniste del turismo mediterraneo, Catalogna e Provenza Alpi Costa Azzurra, l'elemento aggiunto e peculiare. Ed è infatti dallo scambio di buone prassi che si chiede alla regione Emilia Romagna di assumere un ruolo attivo nei confronti del sistema aeroportuale, così come ha fatto la Catalogna istituendo il Comitato Sviluppo Rotte Aeree di Barcellona.
Il futuro del turismo emiliano romagnolo sarà, secondo i suoi principali protagonisti, un turismo poliedrico, tematico, ma capace di creare comunicare e promuovere anche la politica dei grandi eventi culturali, con un sistema di infrastrutture policentrico, una rete di imprese collaborative e apertamente dialoganti con le istituzioni pubbliche. Perché non sia però il solito libro dei sogni bisogna avere il coraggio di saper investire in (k)conoscenza e creatività. Almeno questo insegna l'Europa di chi c'è riuscito.
* Fattore K: il valore aggiunto della conoscenza [2]
** Sull’argomento low cost in Spgna vedi Ghnet “Per la Spagna un’estate lunga a tutto low cost”
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