Di Guido Gambassi
L’Osservatorio Congressuale Italiano rende nota la ricerca su “Il sistema congressuale italiano nel primo semestre 2005”, realizzata nell’ambito del Master in Gestione e Sviluppo dei Servizi Turistici dell’Università di Bologna.
Aumenta il numero di incontri e di partecipanti, ma calano le giornate di presenza, e con esse il fatturato. All’origine di questi risultati, un significativo mutamento strutturale del mercato, con una forte perdita dell’Italia sulla scena internazionale.
Il turismo congressuale registra per il primo semestre del 2005 variazioni moderate rispetto allo stesso periodo del 2004: gli incontri aumentano dell’1,23%, i partecipanti del 4,65%, mentre le giornate di presenza e il fatturato diminuiscono rispettivamente del 3,60 e del 2,30%. È possibile osservare in questi dati, per un verso, un effetto di assestamento rispetto al primo semestre 2004, dove incontri e presenze erano aumentati del 17 e dell’8%, a seguito della crisi che aveva colpito il settore nel periodo 2001-2003. D’altra parte siamo in presenza di variazioni di segno opposto, dovute a un crescente cambiamento nella struttura del mercato, per cui tendono a diminuire le dimensioni medie e la durata dei congressi ospitati.
Le prestazioni negative di industria e turismo nello stesso periodo hanno senz’altro influenzato il settore, che però, a differenza di altri nel terziario, non ha subito un vero crollo della produzione. A tal proposito è interessante notare la presenza di nuovi segmenti di domanda: accanto alla domanda “corporate”, finora prevalente e tradizionalmente legata al PIL e alla produzione industriale, stanno emergendo nuovi settori, caratterizzati dall’esigenza di conoscenza professionale, la cui domanda è indipendente dall’economia. Questi nuovi settori, se per un verso contribuiscono a stabilizzare il settore, richiedono al tempo stesso innovazioni sul versante dell’offerta, in quanto “configurano situazioni complesse non standardizzabili che richiedono agli operatori congressuali nuove competenze manageriali per gestire il cambiamento e un continuo aggiornamento delle tecniche e delle soluzioni per l’organizzazione degli eventi”; sembra particolarmente diffusa l’esigenza di una maggiore efficienza, sia sul piano economico-organizzativo, sia per la qualità e l’efficacia della comunicazione congressuale. Per quanto invece riguarda i segmenti corporate è evidente la relazione della domanda con l’evoluzione economica italiana: l’attività congressuale cala nel primo trimestre, quando il PIL va in negativo, per poi riprendere nel secondo, quando l’indice torna in territorio positivo.
Nel complesso, tuttavia, le fluttuazioni sono ancora forti, e ciò è dovuto alla debolezza dell’industria congressuale italiana sul mercato internazionale, che potrebbe invece consentire di compensare la stagnazione di domanda interna. Tanto più che proprio in ambito internazionale troviamo un migliore andamento economico e una crescita sostenuta dell’attività congressuale, e il barometro del WTO segnala per la prima metà del 2005 un andamento dinamico sia per il turismo leisure che business. Di tali dinamiche non hanno però beneficiato le aziende italiane, che anzi perdono fatturato e quote di mercato proprio all’estero. Va ricordato, peraltro, che poche aziende italiane, quelle di eccellenza, sono cresciute in misura notevole all’estero, mentre la media è fortemente negativa: - 5,5% per gli arrivi congressuali, - 11,8% i pernottamenti, - 25,43% il numero di eventi e - 10,6% la spesa da parte di clienti internazionali. Flessioni che, se sono episodicamente riconducibili alla scarsa competitività, devono in generale essere considerate nel quadro di una forte carenza di immagine e di promozione specifica dell’Italia sul mercato internazionale dei congressi, che sia adeguata alle dimensioni e qualità del sistema produttivo.
L’andamento dell’attività congressuale mostra inoltre forti differenze in base alla tipologia di struttura utilizzata: è in forte calo la produzione degli alberghi (- 12,81%) e delle sedi congressuali varie (sale cinematografiche e teatrali, università, sale polivalenti, centri minori eccetera: - 11,32%), mentre aumentano le giornate di presenza per i palacongressi (4,54%) e per le residenze storiche (2,01%); per queste ultime due tipologie è interessante vedere che il numero degli incontri ospitati aumenta del 25,3 e del 24%, rispettivamente. Gli alberghi stanno perdendo quote di mercato soprattutto a causa del segmento non corporate: enti pubblici, partiti politici, sindacati e associazioni si stanno spostando sempre più nei centri congressi specializzati. Mentre le residenze storiche, che hanno capienze mediamente ridotte, aumentano su tutti i segmenti, specialmente presso le associazioni scientifiche: la progressiva frammentazione del sapere in branche sempre più specialistiche, infatti, porta all’organizzazione di eventi sempre più ristretti ed esclusivi, che privilegiano anche la qualità e il prestigio della location.
Tutti i tipi struttura risentono comunque della progressiva riduzione della durata degli eventi, che caratterizza il mercato italiano. Questo fenomeno, che principalmente rispecchia un mutamento strutturale della domanda, presenta però anche altri aspetti interessanti, esso infatti è dovuto in parte anche ad altri fattori: da una parte la flessione delle imprese sul mercato internazionale, dall’altra le evoluzioni del sistema dei trasporti, per cui la riduzione dei tempi e dei costi di trasporto aereo consente di organizzare incontri che durano un solo giorno, senza pernottamento, mentre le nuove modalità di tariffazione delle compagnie low-cost, eliminando i vantaggi precedentemente offerti per il week end, contribuiscono ad abbreviare la permanenza dei congressisti nel luogo di svolgimento degli incontri.
Anche le dimensioni degli incontri tendono a diminuire, sono anzi i segmenti dimensionali inferiori a determinare l’aumento del numero di incontri: gli eventi fra i 50 e i 100 partecipanti aumentano del 37,43%, quelli fra i 100 e i 300 del 21,16%, in leggera flessione i segmenti fra i 300 e i 1000 partecipanti, mentre perdono mediamente il 14,5% tutti i segmenti sopra i 1000. Gli eventi minori sono peraltro gli unici che fanno registrare incrementi presso gli alberghi.
Le tendenze del mercato italiano e la flessione su quello internazionale influiscono negativamente anche sull’attività degli organizzatori professionisti di congressi: il numero di eventi da loro organizzati diminuisce nonostante l’aumento degli eventi in generale, e solo nel comparto degli alberghi perdono il 15% della produzione; il settore, inoltre, è fortemente specializzato sul segmento medico, che segue le profonde trasformazioni in atto in tutto il mondo scientifico, oltre a subire normative governative volte al contenimento dell’attività congressuale. Alcuni organizzatori si sono già attivati per operare fuori dall’Italia, ma rimane il forte rischio che si inneschi un circolo vizioso, per cui la riduzione di dimensioni e durata degli incontri riduce la domanda di servizi di organizzazione professionale, le aziende perdono quindi rilevanza, il posizionamento internazionale si deteriora, e ciò comporta un’ulteriore riduzione di dimensioni e durata degli incontri.
Fra le destinazioni congressuali si conferma il trend di crescita delle città d’arte e metropolitane, dove aumentano notevolmente il numero degli incontri (17,35%), i partecipanti (18,24%), il fatturato (10,65%), a scapito delle località minori, di quelle turistiche e marine, che subiscono forti perdite su tutti i parametri. Non a caso l’andamento dei prezzi, che nella media del semestre presenta un aumento dell’1,26%, è in realtà assai differenziato in base alle località: le città d’arte e metropolitane presentano aumenti del 6,65%, mentre le località marine e turistiche abbassano i prezzi del 6,64 e 4,15%, nel tentativo di recuperare quote di mercato; una marcata elasticità della domanda, in effetti, rende possibile questo tipo di politica, già largamente attuata da tutti gli operatori durante la forte flessione della produzione degli anni 2001-2003.
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