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Politiche / territorio e ambiente
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Expo Milano 2015: dal progetto all’eredità finale
  Lunedì, 24 Maggio 2010 - 15:17  
 
di Roberta Longo

Mancano poco più di 1800 giorni all’inizio di Expo Milano 2015. Parliamo di quella che è stata definita la “principale opportunità di sviluppo per l’Italia nell’arco dei prossimi dieci anni”, dell’unica Esposizione Universale concepita in termini di sostenibilità e democrazia. Progetti, visione e questioni ancora aperte su quella che per Milano sarà un’occasione unica per reinventare e modificare la propria immagine internazionale rinnovando profondamente il proprio assetto urbano.
 

Dopo la presentazione del Masterplan e la consegna del Dossier di registrazione al BIE (Ufficio Internazionale delle Esposizioni), è ufficialmente partito il countdown: mancano poco più di 1800 giorni all’inizio di Expo Milano 2015. Parliamo di quella che è stata definita la “principale opportunità di sviluppo per l’Italia nell’arco dei prossimi dieci anni”, dell’unica Esposizione Universale concepita in termini di sostenibilità e democrazia, per Milano un’occasione unica per reinventare e modificare la propria immagine internazionale rinnovando profondamente il proprio assetto urbano. La realizzazione dell’evento, in programma dal 1° maggio al 31 ottobre 2015, è affidata alla Expo 2015 S.p.A., Società sostenuta dallo Stato Italiano, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano e Camera di Commercio.     


Il tema

Riprendendo gli obiettivi e i contenuti delle Esposizioni di Saragozza 2008 e Shanghai 2010 (rispettivamente “Water and Sustainable Development” e “Better City, Better Life”), il tema dell’esposizione “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” intende promuovere lo sviluppo di risposte concrete ed efficaci ai complessi ed attuali problemi inerenti l’alimentazione, sia in termini di food safety (cibo ed acqua sani, salubri e sicuri), sia di food security (cibo ed acqua sufficienti e facilmente accessibili per tutte le popolazioni del pianeta), in un’ottica di sviluppo sostenibile. Il tema si inserisce perfettamente nel tessuto nazionale italiano, essendo l’Italia sede di diverse Agenzie Internazionali (FAO, IFAD, WFP, EFSA), di importanti centri accademici e di ricerca connessi al tema agro-alimentare e della biodiversità, e delle più importanti manifestazioni fieristiche mondiali nel settore dell’agro–food: Salone del Gusto, Terra Madre, Cibus, Vinitaly, Tutto Food, MiWine, Sana. Milano, peraltro, è il secondo comune agricolo d’Italia, contribuendo per il 22% all’export italiano del settore; inoltre, l’agricoltura biologica costituisce in quest’area una punta di diamante.


Il Masterplan

Un’isola circondata da un canale d’acqua strutturata intorno a due assi perpendicolari: questo il progetto definitivo presentato il 26 aprile al Teatro Strehler di Milano, sviluppato partendo dal concept realizzato dalla consulta di cinque archistar (Stefano Boeri, Richard Burdett, William McDonough, Jacques Herzog e Joan Busquets). Sostenibilità la parola d’ordine. Difatti, uno degli obiettivi principali di Expo 2015 è che il sito, nelle sue modalità costruttive, espositive e gestionali, rappresenti un modello di sostenibilità ambientale, e che attraverso un’accurata pianificazione dell’uso delle risorse energetiche possa classificarsi come una “Low Emission Zone”.



Tra le soluzioni sostenibili adottate, l’ideazione di edifici progettati per essere smontati, riutilizzati o riciclati, l’utilizzo di materiali selezionati per il loro successivo riutilizzo o riciclo, la massima riduzione dei rifiuti non riciclabili, l’alta percentuale di raccolta differenziata, l’utilizzo dell’acqua di falda o del canale per il raffrescamento. In tal senso, a testimoniare l’impegno del Comune di Milano vi è l’adesione alla Sustainable Energy Europe Campaign con il progetto “Milan, a sustainable city towards EXPO 2015”, un'iniziativa della Commissione Europea volta ad aumentare la sensibilizzazione pubblica e a promuovere la produzione e l'uso dell'energia sostenibile.

Ad aprire il sito sarà lo spazio “Paesaggi del Mondo”, caratterizzato dalla presenza dei diversi agro-ecosistemi terrestri costituiti da serre e campi coltivati. La localizzazione in prossimità dell’ingresso vuole sottolineare l’importanza di tale area tematica, quale premessa fondamentale alla comprensione del contenuto di Expo 2015. Al termine dell’esposizione, questo spazio diventerà un luogo dedicato alle sperimentazioni agricole in ambito scientifico e didattico, aperto anche a tutti i cittadini grazie alle strutture architettoniche ereditate da Expo.

Come anticipato, l’intero sito si struttura intorno a due assi perpendicolari: la World Avenue e il Cardo della città romana. La griglia che ne risulta determina la struttura dei lotti di terreno assegnati ai Paesi esteri, tutti affacciati sulla World Avenue (un percorso pedonale ampio 35 m e lungo oltre un chilometro), e a 18 metri di distanza l’uno dall’altro. Per i partecipanti è prevista, da un lato, un’amplissima libertà progettuale, dall’altro, un impegno a fornire un’interpretazione originale e forte del tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, declinandola secondo i parametri della propria cultura d’appartenenza. I Paesi potranno mostrare, ad esempio,  all’interno dei lotti i processi di produzione agricola, ma anche le tecnologie, la ricerca nel settore alimentare, l’eccellenza in qualsiasi tratto della filiera nonché paradigmi e contraddizioni che il tema porta con sé. Innovativo sarà il criterio di posizionamento spaziale, che vedrà i partecipanti classificati in base alle aree climatiche di appartenenza (caldo temperato, freddo temperato, tropicale arido, tropicale secco, tropicale umido).



Il Cardo sarà composto dai lotti assegnati all’Italia, alle sue regioni, città e province. A Nord, troveremo Palazzo Italia, luogo di rappresentazione e rappresentanza della nostra nazione, un edificio su più livelli con due piani dedicati agli spazi per le attività istituzionali, sormontato da una grande terrazza panoramica (di circa 2.000 mq) dedicata alle autorità e ai ricevimenti, oltre a uno spazio espositivo. All’esterno, una grande piazza all’aperto da dedicare agli eventi, in cui verranno ospitate le cerimonie ufficiali.
Palazzo Italia si affaccerà su un grande specchio d’acqua, Lake Arena, anch’esso dedicato agli eventi di intrattenimento. Il grande lago avrà un bacino d’acqua di 98 m di diametro e un perimetro di 275 m; potrà accogliere fino a 24.000 persone e ospitare giochi d'acqua, fuochi pirotecnici, installazioni artistiche e spettacoli su piattaforme e palchi galleggianti.



La grande piazza di oltre 4.000 mq, punto di unione della World Avenue e del Cardo,  e virtuale centro dell’intero Sito, diventerà simbolicamente il luogo in cui il mondo incontra l’Italia, spazio che per la sua dimensione sarà destinato ad accogliere gli eventi temporanei notturni.



A ovest del sito sarà costruito il Performance Centre, composto da uno spazio coperto di 8.800 mq e da un open-air di 5.000 mq. All’interno si articolerà in una sala auditorium principale da 2.000 posti, un teatro avanguardia da 500 posti, una sala multimediale da 1.000 persone e quattro spazi laboratorio/workshop,conferenze/presentazioni per circa 1.000 posti complessivi. La struttura sarà dotata anche di spazi collettivi all’aperto per 1.400 mq.

A sud sorgerà l’Anfiteatro, destinato ai concerti all’aperto, all’opera e alle cerimonie ufficiali, dalla superficie complessiva di 8.700 mq, suddivisi equamente tra prato e gradinate che potrà ospitare fino a 8.000 persone.

Per quanto riguarda le aree di servizio e ristoro per i visitatori, ne sono previste dodici, distribuite a breve distanza l’una dall’altra, per una superficie complessiva di circa 30.000 mq tra spazi coperti e all’aperto.

La Via d’Acqua, che costituiva parte della candidatura di Milano per l’Expo 2015, è il progetto territoriale che più degli altri creerà una connessione tra il sito espositivo, la città e il suo territorio. Sarà un percorso di circa 20 chilometri, che consentirà ai visitatori di attraversare i luoghi storici di Milano, parchi, aree riqualificate e aree verdi, percorribile a piedi, in bicicletta, a cavallo, con mezzi ecologici a basso consumo energetico e, in parte, navigabile su battelli. Al termine dell’evento, la Via d’Acqua costituirà un vero e proprio parco territoriale di 800 ettari che occuperà l’intera parte ovest della città, riqualificando ampie zone e aumentando la dotazione di verde pubblico.



A questo progetto si affianca quello della Via di Terra, “strada della conoscenza e della cultura”, un itinerario di circa 22 km, che ha come obiettivo primario quello di portare l’Expo all’interno di Milano, in modo da accogliere i visitatori anche nel tessuto urbano, e di abbinare la visita ai padiglioni del sito espositivo all’arte, al divertimento e alla vita della città. Coltivazioni ortofrutticole urbane, mercati dei beni alimentari, feste delle comunità etniche milanesi e fiere della ristorazione planetaria, si succederanno per sei mesi lungo questo percorso pedonale e ciclabile.

Cospicua parte degli investimenti sarà indirizzata verso la riqualificazione dello straordinario patrimonio di cascine pubbliche e comunali presenti nel territorio milanese. Le cascine già oggi rappresentano una realtà polifunzionale, in quanto, oltre all’agricoltura, vengono utilizzate come abitazioni o sedi per attività no profit. Tra queste, Cascina Triulza, che sarà restaurata al fine di offrire un esempio dell’architettura rurale lombarda e un modello di produzione agricola, e trasformata in luogo di aggregazione sociale, collegato con il quartiere e con le realtà del volontariato milanese. La sua riabilitazione si inserisce all’interno del “Progetto Cascine”, che prevede appunto il recupero delle cascine di proprietà comunale; a Milano ve ne sono 59, di cui 18 in completo stato di abbandono. Una volta restaurate potranno diventare sedi di mercati, ristoranti e laboratori del gusto, bed&breakfast, luoghi della ricerca e della sperimentazione di nuove pratiche culturali e produttive.



Expo Village sarà il “quartiere” destinato ad ospitare i delegati e lo staff dei paesi partecipanti. Il villaggio sarà composto da circa 160 edifici, corrispondenti in ogni caso al numero atteso dei Paesi partecipanti, affiancati gli uni agli altri, in tre blocchi distinti e distanti tra loro, per un totale di 320 appartamenti e un’accoglienza complessiva di 1.280 persone. Ad ogni Paese sarà destinato un singolo edificio, suddiviso in due appartamenti distinti e diversamente articolati negli spazi interni, che ospiteranno i Direttori e i Commissari Generali di Sezione, ed eventualmente altre figure individuate dagli stessi. Sul modello del quartiere sperimentale QT8 (Quartiere Triennale 8) creato nel dopoguerra nell’ambito dell’ottava edizione della Triennale di Milano, saranno promossi concorsi di architettura per individuare forme innovative dell’abitare e del vivere in spazi privati e comuni di grande fascino, utilizzando tipologie, facciate e materiali sperimentali. All’esterno del sito ed in altre zone della città, organizzati in cluster e collegati con navette al Sito espositivo, sono previsti altri due residence di accoglienza per lo staff: il primo a sud di Milano, concepito da Expo 2015 S.p.A., per un totale di 400 posti, e il secondo a sud del sito, nelle aree di Cascina Merlata, per 1.640 posti complessivi.


I numeri del progetto

  • Il Sito Espositivo: 110 ettari
  • The World Avenue: 1.5 km di lunghezza, 35 m di larghezza
  • Un lotto per ogni Paese: 140 Partecipanti di cui 130 Nazioni e 10 Regioni internazionali
  • La distribuzione dei Paesi: 5 aree bioclimatiche
  • Il Cardo - L’Italia e le sue regioni, città, province: 325 m di lunghezza, 30 m di larghezza
  • Piazza Italia: 4.350 mq
  • Le Aree Tematiche: 6 aree tematiche, 95.000 mq
  • Gli Agroecosistemi e le Serre: 6 ettari di cui le Serre 25.000 mq con 45 m di altezza
  • Le Aree Corporate di Sviluppo Tematico: 3 aree, 50.000 mq
  • Expo Village: 160 edifici affacciati sul canale, 320 appartamenti, 1.200 persone
  • Le Aree eventi: 6 aree indoor e outdoor
  • Le Aree di servizio e ristorazione: 12 aree con 30.000 mq
  • Il Canale: 4.5 km di lunghezza, 90.000 mq
  • Il Waterside path: 4 km
  • Aree di ingresso e di uscita: 2
  • La Lake Arena: 98 m di diametro
  • Le Tende: 100.000 mq
  • Cascina Triulza: 12.000 mq


L'acquisizione delle aree

Proprio negli ultimi giorni è stata fatta maggiore chiarezza su quella che rappresentava la vera incognita di questo “pre-expo”, ossia la modalità di acquisizione delle aree destinate ad ospitare il sito espositivo. Organi di competenza, affitto, acquisto, esproprio per pubblica utilità delle opere, 200 milioni, poi 240 o poco più o poco meno, insomma, dopo mille dubbi e interrogativi, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano hanno deciso di costituire una newco pubblica partecipata pariteticamente con l'unico obiettivo statutario di acquistare le aree su cui sorgerà Expo 2015. La S.p.A. verrà costituita entro la fine di luglio 2010 e la formalizzazione dell'acquisizione delle aree è prevista entro il 31 dicembre. Una volta concluso l’acquisto sarà ceduta in concessione, non è ancora chiaro se a titolo oneroso o meno, alla società Expo 2015 S.p.A.



La cifra di riferimento è 200 milioni, ovvero la stima dell'Agenzia del territorio sul valore dei terreni attualmente di proprietà di Fondazione Fiera e del gruppo Cabassi. La newco, di cui non è ancora stato individuato il nome, chiederà un finanziamento alle banche per il 60-70% del costo dei terreni mentre il restante 30-40% sarà garantito dai tre soci che verseranno le quote nei prossimi due anni. La governance molto probabilmente sarà affidata a tre soli consiglieri in rappresentanza delle tre amministrazioni. Ma ci chiediamo: cosa succederà ai terreni una volta terminato l’Expo? A tal proposito il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha dichiarato "il 1° novembre 2015 Regione, Comune e Provincia decideranno cosa fare di queste aree. Di certo non vogliamo trasformarci in enti edificatori-speculatori: l'obiettivo è restituire ai cittadini un terreno ulteriormente valorizzato". Viene così lasciata la porta aperta ad ogni soluzione sul possibile utilizzo delle plusvalenze realizzate con l'operazione immobiliare sui terreni.


Gli effetti sul turismo

Secondo uno studio condotto nel 2008 dall’OCSE, le grandi manifestazioni globali producono benefici sullo sviluppo urbano, sull’economia locale, sull’occupazione e sul turismo, grazie alla realizzazione di nuove infrastrutture e aree espositive, all’adeguamento delle strutture ricettive, nonché per effetto della maggiore visibilità e capacità attrattiva delle città ospitanti che si irradia anche a livello regionale e nazionale. Anche nel caso di Expo 2015, gli effetti sul turismo riguarderanno quindi l’intero territorio nazionale. Secondo le stime diffuse dal Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, l’Expo porterà a Milano 21 milioni di visitatori, 160.000 al giorno di cui il 73% provenienti dall'Italia e il 27% dall'estero, e comporterà 34 milioni di pernottamenti nei cento chilometri intorno alla città.

A sostegno della ricettività il piano prevede di aumentare l’offerta milanese con 31 alberghi, ostelli per la gioventù, il rinnovo di quattro strutture agrituristiche di proprietà pubblica, la conversione di uno o più palazzi in hotel di charme, un nuovo camping a Milano, il rinnovamento di alberghi a uno e due stelle e l'incentivazone di B&B temporanei. D’altra parte, uno studio dell’Università Bocconi ha evidenziato come le strutture ricettive alberghiere esistenti siano già sufficienti ad accogliere il flusso dei partecipanti previsti: Milano e la sua provincia contano 624 alberghi di cui 10 cinque stelle lusso, 5 cinque stelle, 186 quattro stelle, 217 tre stelle, 92 due stelle e 114 una stella.

È emerso come il bacino d’utenza comprenderà tutte quelle località che si trovano fino a 90 minuti di viaggio da Milano; per questo motivo saranno interessate anche le strutture ricettive del Piemonte e di Bologna (a un ora e cinque minuti di viaggio, con Frecciarossa). L’attuale capacità ricettiva di questo raggio è di 500mila letti; considerando un tasso di crescita dell’1% l’anno per gli hotel e del 2% per le altre tipologie (B&B, agriturismi, campeggi, villaggi turistici), entro il 2015 si dovrebbe raggiungere una capacità di circa 600mila posti letto, ampiamente in grado di assorbire la richiesta di pernottamenti generata dall’Expo.

Le stime si basano su una suddivisione delle zone di provenienza dei visitatori in 3 grandi aree, identificate in base alla distanza e ai tempi di percorrenza per raggiungere l'Expo:
-l'area 1, raccoglie tutte le zone a un massimo di tre ore di viaggio in auto o treno da Milano, praticamente tutte le Regioni del Nord Italia e l'Emilia Romagna;
-l'area 2, include tutte le aree geografiche situate a un giorno di viaggio da Milano, ma questa volta via aereo, e comprende tutte le rimanenti Regioni italiane e la maggior parte dei Paesi europei;
-l'area 3, infine, rappresenta il resto del mondo.

Ognuna di queste tre aree ha ovviamente delle caratteristiche e delle esigenze ben precise: per chi proviene dalle aree 1 e 2, ad esempio, non si rende necessario il soggiorno in albergo, ma i servizi di trasporto e di accoglienza all'interno dell'Expo dovranno essere veloci ed efficienti.

A questo proposito, si riporta una dichiarazione di Remo Eder, Vice Presidente di Federalberghi: “noi crediamo che i nuovi alberghi previsti non siano assolutamente necessari. Crediamo invece che siano necessari interventi per migliorare il livello dell’offerta.  Lo stesso studio della Bocconi, infatti, rende ragione del fatto che dei 21 milioni di visitatori previsti - e ci tengo a precisare che si parla di visitatori, non di turisti - una buona metà arriveranno dal Nord Italia e non avranno necessità di alloggio. Senza considerare che l’Expo si svolgerà in gran parte in mesi che tradizionalmente vedono gli alberghi di Milano scarsamente occupati” e continua “ l’accento sui B&B e sugli agriturismi, inoltre, ci convince poco. Vediamo invece con favore la creazione di ostelli e campus per giovani e studenti, di cui la città è sempre stata carente”.

Secondo uno studio della IULM, l’Expo determinerà una serie di benefici nel settore turismo a breve e lungo termine; tra i benefici a breve termine, un totale di 34 milioni di presenze durante i 6 mesi dell’esposizione (tra visitatori, addetti ai lavori, rappresentanze, etc), la spesa sostenuta dai visitatori per visitare l’Expo, la spesa dei turisti per hotel e servizi. Tra i benefici a lungo termine, invece, il riposizionamento dell’immagine di Milano e il potenziamento di strutture e infrastrutture.


Mobilità

I 160.000 visitatori attesi quotidianamente durante i sei mesi dell’evento, determinerebbero un numero medio di 320.000 spostamenti al giorno, pari a poco più del 7% del totale degli spostamenti giornalieri che interessano almeno in parte il territorio milanese. Il sito espositivo, situato a pochi chilometri dal centro della città in un ambito fortemente infrastrutturato, è tra i più accessibili dell’intera Regione Lombardia. Attualmente, la rete trasportistica si basa su quattro capisaldi di fondamentale importanza:
  • sistema aeroportuale, costituito da 3 aeroporti (Milano Malpensa, Milano Linate e Bergamo Orio al Serio), è in grado di accogliere oltre 36 milioni di passeggeri all’anno (dati 2006) ed è già strutturato per gestire i visitatori che raggiungeranno l’Expo attraverso il mezzo aereo, offrendo l’accesso a tutte le fasce di prezzo oggi disponibili sul mercato;
  • sistema ferroviario: Milano è già collegata all’Europa con più di 100 treni al giorno in entrata e in uscita da e per la città. Inoltre, l’apertura della nuova Stazione di Rho-Pero Fiera collegata con la Stazione Centrale di Milano e le nuove linee del Servizio Regionale, Interregionale e Suburbano, ha determinato un ulteriore rafforzamento del sistema; 
  • rete di trasporto pubblico urbano, comprensiva di autobus, filobus, tram e treni sotterranei è attualmente composta da 80 linee in grado di assicurare, attraverso 9,5 milioni di corse all’anno, il trasporto di oltre 850.000 passeggeri al giorno. Alle tre linee metropolitane esistenti, se ne andranno ad aggiungere altre due, la M4 e la M5; il progetto della linea 6, nato in seguito alla candidatura di Milano, è stato posticipato a dopo il 2015. È notizia di questi ultimi giorni il via libera, da parte della Corte dei Conti, ai finanziamenti del Comitato Interministeriale per la Politica Economica (Cipe); dunque, le risorse economiche ci sono e come affermato dallo stesso Sindaco Moratti, commissario con poteri speciali per la M4 e la M5, “sono anche partite le lettere delle gare per avviare i cantieri”. Si è molto discusso del commissariamento e della possibilità di nominare dei commissari per quelle opere, come M4 e M5, che dovessero andare in crisi con i tempi (decreto legge 185), ma, almeno per il momento, la tabella di marcia prevista è stata rispettata;
  • rete stradale: Milano è al centro della rete stradale lombarda costituita da 560 km di autostrade, 900 km di strade statali e circa 11.000 km di strade provinciali. In particolare, il sito che ospiterà l’Expo è già attualmente connesso alla rete stradale attraverso l’Autostrada Milano-Torino (A4), l’Autostrada dei Laghi (A8 e A9) ed il sistema delle Tangenziali di Milano.


Gli ingenti investimenti a sostegno della mobilità previsti dal progetto, riguarderanno tutto il sistema viario, le linee della metropolitana e la rete ferroviaria. In realtà, non tutte le opere che saranno realizzate sono considerate opere essenziali per l’Expo. Quelle che hanno un legame con la realizzazione e la buona riuscita dell’evento, hanno un valore di 1,893 miliardi; di questi, con la legge n. 133 del 2008, lo Stato ne ha finanziati 945 milioni.

Tra le opere considerate essenziali, entra a far parte il secondo lotto della metropolitana M4 (GU 19 aprile 2010, n 90), su cui sono stati dirottati 480 milioni dello Stato così da completare il quadro finanziario dell’opera del valore di 910 milioni, e il collegamento tra la ss 11 da Molino Dorino all’Autostrada dei Laghi (149,8 milioni di euro). Le opere connesse hanno un valore di 10,9 miliardi e hanno ricevuto dall’Expo una notevole accelerazione sia per l’iter di realizzazione sia per il reperimento dei fondi, naturalmente si tratta anche di opere che vari enti avevano già previsto e che erano ampliamente programmate; tra queste ritroviamo le tre autostrade lombarde Pedemontana, Brebemi e Tem che congiuntamente hanno un valore di 7,2 miliardi di euro.


Il piano finanziario

Il budget è diviso in tre macro-aree: infrastrutture (1.746 milioni), gestione dell’evento (1.280 milioni) e oneri capitalizzati (177 milioni). Nelle stime del dossier, questi investimenti si andranno ad equilibrare con i ricavi: tra gli altri, 528 milioni deriveranno dalle vendite dei biglietti (il prezzo medio dovrebbe oscillare fra i 22 e i 18 euro), 283 dalle sponsorizzazioni, 257 dal ritorno sulle opere e 25 dalla lotteria nazionale che verrà abbinata all’evento del 2015. Quanto invece ai costi, 157 milioni serviranno per le spese generali, 99 per la promozione e la comunicazione, 80 per gli eventi culturali, 118 per il personale: a questo proposito, è anche previsto il reclutamento, la formazione e la gestione di circa 32 mila volontari.

Per quanto riguarda le fonti di finanziamento, il 47% dell’investimento è garantito dal Ministero del Tesoro, il 39% dagli Enti locali e il 14% dai privati.
Dalle stime della Camera di Commercio di Monza e di Milano, l’Expo muoverà un giro d’affari, in termini di fatturato, tra i 40 e i 60 miliardi di euro. Secondo una ricerca dell’Università Bocconi che ha stimato gli effetti socio-economici (diretti, indiretti ed indotti) della manifestazione, l’Expo dovrebbe creare 70.000 nuovi posti di lavoro, con un’impennata del tasso di occupazione nel Comune di Milano fino al 72%.

L'eredità

L’evento è stato concepito e sarà progettato con un’attenzione particolare all’eredità culturale, infrastrutturale, economica ed umana che sarà in grado di lasciare alle generazioni future. Come più volte dichiarato dal Sindaco Moratti e dall’ad di Expo 2015 S.p.A Lucio Stanca, il patrimonio più grande che l’esposizione lascerà alla città di Milano sarà l’orto botanico agroalimentare e planetario, uno spazio unico al mondo, capace di portare turismo e di porsi come polo scientifico, educativo e didattico.



L’idea riprende le proposte varate in questi anni da Carlo Petrini, fondatore di SlowFood e membro del Comitato Scientifico di Expo 2015, primo fra tutti a parlare di sostenibilità e monumentalità verde, e a lanciare una moratoria sulle costruzioni nei terreni agricoli di Milano, schierandosi contro la realizzazione di edifici o strutture architettoniche come simbolo dell’Expo; durante gli Stati Generali Expo 2015 affermò che “il recupero dei parchi, delle cascine e della cintura verde di Milano è il più grande monumento che consegneremo alla storia”.

Tra i lasciti post-Expo si è parlato anche del Parco tematico che ospiterà il Centro per lo Sviluppo Sostenibile, del più grande parco urbano d’Europa (“Via d’Acqua – Parco dell’Expo”) e delle importanti infrastrutture per la città e per la Regione (Bre.Be.Mi., Pedemontana, Tangenziale Est Esterna Milano, M4, M5). Tra l’altro, ricordiamo la BAT, Borsa Agro-alimentare Telematica (meccanismo regolatore degli scambi e della formazione dei prezzi dei prodotti agricoli) e, notizia degli ultimi giorni, una nuova rete di telecomunicazioni in fibra ottica che renderà più moderna la città.

Tra le ipotesi, è ormai quasi certa quella di destinare 60mila mq del sito alla realizzazione della “Saxa Rubra 2” della Rai a Milano; l’investimento previsto è di 250 milioni di euro per un centro di produzione con meno uffici e più studi, che, secondo le stime, offrirà lavoro a 1.200-1.500 persone. In previsione dei lauti guadagni, tra le opzioni iniziali tornate ultimamente alla ribalta, vi è anche quella di destinare parte del sito alla realizzazione di un quartiere residenziale e altamente sostenibile. Un’idea discussa e osteggiata da più fronti, considerando che, come affermato dal prof. Sergio Brenna ordinario di Urbanistica Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, “l'area non è vocata ad uso residenziale (come dimostra la persistente destinazione agricola attribuitale nel tempo dai Prg), chiusa com'è tra pesanti infrastrutture ferro-viabilistiche. Chiunque andasse ad abitarvi avrebbe una ben misera qualità della vita e vani sarebbero i costi addossati alla città per cercare di porvi rimedio. Dopo l'Expo l'area deve invece restare a uso pubblico: nel campo dell'orientamento agro-alimentare se Milano saprà conquistarsi un ruolo permanente in tal senso”.

 


 

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