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I giardini verticali, nuove soluzioni per il verde in città
  Martedì, 20 Aprile 2010 - 12:09  
 
di Guido Gambassi

Stanno diventando una moda architettonica e urbanisitica, guidata da casi internazionali eclatanti. Ma i giardini verticali iniziano a diffondersi ormai come soluzione praticabile e, a lungo termine,  vantaggiosa: eco-sistemi autosufficienti, che rinfrescano e puliscono l’aria, riportando il verde e la natura laddove sembravano irrimediabilmente perduti.
 

Sono qualcosa di più di giardini pensili o muri verdi, i giardini verticali sono potenzialmente rivestimenti totali per edifici, ecosistemi autonomi ed autosufficienti. Se inizialmente erano un’ardita sperimentazione, o un esclusivo tratto distintivo, pian piano i giardini verticali divengono realizzazioni accessibili e apprezzate per diversi motivi, al di là dell’evidente impatto estetico e della implicita manifestazione di eco-friendship. Un giardino verticale infatti consente all’edificio che riveste di risparmiare energia, poiché assorbe calore nelle ore diurne (mantenendo la costruzione più fresca in estate) e trattiene il calore nelle ore notturne; inoltre assorbe raggi ultravioletti, e soprattutto assorbe co2 e polveri dall’atmosfera, migliorando la qualità dell’aria.



Musée du Quai Branly, Parigi

L’origine di questa tecnica risale a una modalità innovativa di coltivazione introdotta in Olanda per ottimizzare gli spazi nei vivai: la terra viene sostituita da uno speciale feltro, che viene irrorato automaticamente di acqua e nutrienti. Con il tempo le radici delle piante si sviluppano e danno robustezza al feltro, che si trasforma così un materiale estremamente resistente.

Il botanico francese Patrick Blanc - anni di ricerca nelle giungle di tutto il mondo, importanti e imponenti realizzazioni in tutto il mondo -  è invece colui che fra i primi ha trasposto questo sistema in architettura, brevettando la propria tecnica basata sull’impiego di un supporto in alluminio disposto in verticale, su cui viene disposto il feltro e quindi le piante. Le realizzazioni, per essere appunto il più possibile ecosostenibili e autonome, prevedono l’utilizzo di acqua piovana per l’irrigazione delle strutture. Lo spessore del rivestimento non supera i 5 cm, e il peso è di circa 25-30 kg per metro quadrato, e non impone quindi strutture portanti particolarmente invasive.



Caixa Forum, Madrid







Les Halles, Avignone

Proprio di Blanc è uno dei primi casi di giardino verticali realizzati per le strutture turistiche: l’Hotel Athenaeum di Londra, un 5 stelle luxury nel cuore di Piccadilly, è stato infatti rivestito da un vasto giardino verticale, che ospita circa 12.000 piante di 260 specie diverse, accuratamente selezionate in base alla posizione che occupano nella struttura e al microclima a cui sono esposte. In questo caso, sono state scelte un 80% di piante sempreverde, e un 20% di piante stagionali, in modo da rispettare anche le variazioni paesaggistiche legate al cambio delle stagioni.







Hotel Athenaeum, Londra

Sull’onda di questa e di altre grandi realizzazioni, è arrivata anche in Italia da qualche anno la tecnica dei giardini verticali, che si rivela molto interessante anche per gli interni, oltre che per l’outdoor; così, vi sono ormai diverse aziende italiane, che hanno selezionato le varietà vegetali più adatte ai climi e alla tecnica di impianto, e sono in grado in offrire a privati e imprese questo tipo di installazione, probabilmente destinata (speriamo) a riportare un po’ di verde anche nei contesti urbani più ingrigiti e soffocanti.


Caixa Forum, Madrid


Link:
www.genitronsviluppo.com
www.verticalgardenpatrickblanc.com/
www.inhabitat.com/2007/01/15/vertical-gardens-by-patrick-blanc/








 


 

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