Legambiente presenta “Comuni Rinnovabili 2010” : la mappatura delle fonti rinnovabili nel territorio italiano
Martedì, 06 Aprile 2010 - 14:35
di Roberta Longo
Con il rapporto "Comuni rinnovabili 2010" Legambiente analizza la situazione delle fonti rinnovabili presenti nel territorio italiano, e ci racconta i comuni eccellenti, le varie tipologie di fonti energetiche, il grande balzo in avanti degli impianti installati. E qualche caso notevole realizzato proprio dalle strutture turistiche.
Con il rapporto “Comuni Rinnovabili 2010”, giunto alla quinta edizione e realizzato in collaborazione con GSE (Gestore Servizi Energetici) e Sorgenia, Legambiente rende nota la mappatura delle fonti rinnovabili presenti nel territorio italiano. Il rapporto racconta con numeri, tabelle e cartine il salto impressionante, verificatosi in Italia, del numero degli impianti installati, dimostrando come ad oggi le rinnovabili siano considerate una risposta concreta ai fabbisogni energetici e un’alternativa sempre più competitiva ai combustibili fossili nella strategia di lotta ai cambiamenti climatici.
Sono ben 6.993 i Comuni dotati almeno di un impianto; erano 5.580 lo scorso anno, 3.190 nel 2008. Le fonti pulite che fino a dieci anni fa interessavano, con il grande idroelettrico e la geotermia, le aree più interne e comunque una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nell’86% dei Comuni. “Un rapporto ottimistico” a detta del Presidente di Legambiente Vittorio Cagliati Dezza “parliamo dell’unico settore che in un momento come questo, di grande crisi economica, è riuscito ad avanzare.
Dietro le rinnovabili vi sono delle filiere industriali che è necessario incrementare”.
Grazie ai nuovi impianti sono stati creati nuovi posti di lavoro (nei diversi studi realizzati in questi mesi da Università e Centri di ricerca la quantità di occupati che questo settore potrebbe generare al 2020 supera i 250mila), portati nuovi servizi e create nuove prospettive di ricerca applicata oltre, naturalmente, ad aver ottenuto maggiore benessere e qualità della vita. Nonostante ciò, il dibattito pubblico non sembra ancora aver compreso la portata di questo processo e l’importanza di guardare al territorio per capire come sviluppare le fonti rinnovabili e utilizzarle per soddisfare la domanda di energia di case, uffici e aziende.
Lo scenario che si metterebbe in moto è chiaramente alternativo a quello che si vorrebbe spingere nei prossimi anni, in quanto dimostrerebbe la totale inutilità del nucleare e la necessità di fermare i nuovi impianti a carbone. Secondo il Rapporto, per un paese come l’Italia, dipendente dalle importazioni di fonti fossili, l’efficienza energetica sarebbe un investimento lungimirante, e per un sistema industriale che ha il suo cuore nelle piccole e medie imprese le fonti rinnovabili potrebbero divenire una grande opportunità di competitività.
In vista degli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2020, “l’Italia deve puntare a sviluppare le rinnovabili” dichiara Edoardo Zanchini, Responsabile Energia di Legambiente “per farlo deve avere regole più semplici: oggi è ancora troppo complicato installare un impianto sul tetto o vedersi approvato un impianto elettrico, è quasi più facile vedere approvata una centrale a carbone o nucleare”.
I COMUNI 100% RINNOVABILI
Ad aprire le classifiche del Rapporto Comuni Rinnovabili è la categoria più importante e originale. La classifica dei “Comuni 100% rinnovabili” prende in considerazione le diverse informazioni che riguardano le fonti rinnovabili installate nei territori e va a calcolare il rapporto tra l’energia prodotta e quella consumata dalle famiglie. Sono stati considerati solo i Comuni dotati delle “nuove” rinnovabili (esclusi il grande idroelettrico e la geotermia) e almeno tre tipi di contributi diversi, ma soprattutto si è valutata attentamente la parte termica, che rappresenta larga parte della domanda (e dei costi in bolletta) delle famiglie.
Il premio 2010 va a Sluderno (Bz), Comune con poco più di 1.800 abitanti che fonda il suo successo su un intelligente mix di diversi impianti diffusi nel territorio: dai 960mq di pannelli solari termici e 512 kW di pannelli fotovoltaici diffusi sui tetti di case e aziende, ai 4 micro impianti idroelettrici dalla potenza complessiva di 232 kW.
Particolarmente interessante è la collaborazione realizzata con i territori vicini. L’impianto eolico da 1,2 MW installato nel Comune di Malles è un investimento promosso in “condivisione” tra i Comuni di Sluderno, Malles, Glorenza e Curon Venosta e gestito da un Consorzio dei Comuni più alcune aziende elettriche locali. A scaldare le case sono gli impianti da biomasse locali e da biogas, allacciati ad una rete di teleriscaldamento lunga 23 km. Questi impianti producono oltre 13 milioni di kWh annua di energia termica per soddisfare il fabbisogno di oltre 500 utenze sia del Comune di Sluderno che del vicino Comune di Glorenza.
Al secondo posto si posiziona Dobbiaco, vincitore dell’edizione 2009 (378 kW di impianti fotovoltaici e 1.279 kW di mini-idroelettrico), e al terzo il Comune di Prato allo Stelvio, in cui il mix energetico è composto da ben 6 tecnologie rinnovabili diverse. Curiosa è la storia avvenuta il 28 settembre 2003, quando il black out elettrico coinvolse praticamente tutta Italia ma non questo piccolo Comune che ha un’antica rete elettrica, collegata al sistema nazionale ma gestita da un consorzio locale, e che non ha avuto alcun problema grazie agli impianti presenti nel territorio.
Tra i Comuni più grandi Legambiente premia Lecce, per i suoi 36 MW di impianti eolici e 3,5 MW di fotovoltaico che permettono di produrre energia elettrica per il fabbisogno di circa 31mila famiglie, ed Agrigento con i suoi 44,8 MW di eolico che producono energia elettrica sufficiente a coprire i fabbisogni di circa 35mila famiglie.
La Provincia di Bolzano è quella che in questi anni ha messo in campo le più efficaci e ambiziose politiche e che ha disegnato la più chiara prospettiva di innovazione con l’obiettivo di uscire progressivamente dalle fonti fossili; oggi, le rinnovabili soddisfano già il 56% dei consumi, ma si vuole portare questa quota al 75% nel 2015. Una particolarità è la diffusione di 725 piccolissimi impianti ad uso privato con potenze inferiori ai 220 kW, pari al fabbisogno di circa 64mila famiglie.
Da quest’anno l’analisi di Legambiente si allarga anche ai raggruppamenti di Comuni rinnovabili. Le migliori esperienze segnalate dal Rapporto sono quelle delle Province di Grosseto, Genova, Bolzano, Aosta e Belluno, nei cui territori è installato almeno un impianto per ogni fonte rinnovabile. Il premio 2010 va a Grosseto per i risultati conseguiti in questi anni e per l’impegno mostrato nello sviluppo delle fonti rinnovabili.
La Provincia di Grosseto, 100% rinnovabile per la parte elettrica, si poteva accontentare del contributo dei “vecchi” impianti geotermici presenti a Monterotondo Marittimo, Pontieri e Santa Fiora. Invece si è confermata come una delle realtà più interessanti a livello nazionale per gli investimenti nelle nuove tecnologie: con un impianto eolico da 20 MW nel Comune di Scansano e 70 kW di mini eolico a Grosseto in grado di soddisfare il 22% dell’energia elettrica necessaria alle famiglie residenti ed evitando così di immettere in atmosfera circa 38mila tonnellate di CO2; con impianti a biomassa, che producono circa 117mila MWh/anno di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico del 66% delle famiglie; con piccoli impianti idroelettrici come quelli presenti nei Comuni di Grosseto e Castell’Azzara; con una diffusione del fotovoltaico tale da essere presente in 27 dei 28 Comuni della Provincia.
I COMUNI DEL SOLARE FOTOVOLTAICO
Sono 6.311 i Comuni in cui sono installati pannelli fotovoltaici: la crescita è stata impressionante, si è passati difatti dai 74 Comuni registrati nel 2006 agli oltre 6mila del 2010. Da un punto di vista ambientale, la produzione di energia elettrica di questi impianti permette ogni anno di evitare l’emissione in atmosfera di oltre 611 milioni di kg di anidride carbonica.
Il Comune con la più alta diffusione di pannelli solari fotovoltaici è Craco, in Provincia di Matera, un “Piccolo Comune” di 796 abitanti dove si raggiunge una media di 542,09 kW ogni 1.000 abitanti, e una produzione elettrica che supera largamente i fabbisogni delle famiglie.
Per quanto riguarda la Amministrazioni Comunali, sono 583 quelle che attraverso il questionario di Legambiente hanno dichiarato di aver installato pannelli fotovoltaici sui tetti delle proprie strutture, 156 in più rispetto al 2009. Bologna risulta essere il Comune ad avere la maggior potenza installata; interessante il progetto portato avanti dal Comune bolognese e dall’Ente pubblico che gestisce il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, con installazioni che hanno coinvolto 63 edifici: gli impianti sono in grado di produrre 1,5 milioni di kWh annui che permetteranno di risparmiare 1.500 tonnellate di CO2 all’anno.
Secondo il Rapporto, la diffusione del fotovoltaico potrebbe in gran parte dipendere dalla sua integrazione in edilizia, soprattutto nei nuovi interventi. Al momento sono 76 i Comuni che hanno introdotto, secondo quanto previsto dalla Finanziaria 2008, all’interno del proprio Regolamento Edilizio, l’obbligo di installazione di pannelli solari fotovoltaici per almeno 1 kW ad alloggio nella nuova edificazione. A questi obblighi comunali si aggiungono quelli regionali.
Proprio nell’ambito dell’integrazione del fotovoltaico in edilizia e in particolare nei centri storici, risulta interessante l’impianto realizzato sulla facciata e sul tetto dell’Hotel Amadeus, nella periferia di Bologna. La particolarità dell’installazione consiste nel fatto che il fronte Sud, interamente pannellato, si affaccia direttamente sulla storica Via Emilia, arteria principale della città. Per questo in fase di progettazione è stato necessario curare particolarmente il lato estetico dell’intervento, con la scelta di moduli di silicio policristallino completamente neri, comprese le cornici di alluminio, e l’adozione di un sistema di staffaggio pressoché invisibile. In tal modo la facciata si inserisce nel tessuto cromatico dell’edificio, che richiama i toni di rosso dell’edilizia storica bolognese. L’impianto fotovoltaico, di 42,5 kW di potenza, copre circa il 50% del fabbisogno annuo dell’Hotel.
I COMUNI DEL SOLARE TERMICO
Sono 4.064 i Comuni italiani dotati di pannelli solari per la produzione di acqua calda, di questi 2.505 sono “Piccoli Comuni” con meno di 5mila abitanti. La distribuzione territoriale degli impianti vede il predominio dei Comuni del Centro Nord, nonostante le incredibili potenzialità del Sud Italia in cui con l’utilizzo dei pannelli si potrebbero soddisfare praticamente tutti i fabbisogni termici domestici.
L’obiettivo per la diffusione del solare termico fissato al 2010 dall’Unione Europea è di 264 mq ogni 1.000 abitanti, ad oggi nel territorio italiano sono 51 i Comuni che hanno raggiunto questo importante traguardo, 15 in più rispetto al 2009.
La classifica del solare termico è dominata dal piccolo Comune di Fiè allo Sciliar in Provincia di Bolzano, con una media di 1.152 mq/1.000 abitanti che riesce a soddisfare larga parte dei fabbisogni di acqua calda sanitaria e riscaldamento delle famiglie. In termini assoluti è il Comune di Bolzano quello che possiede il maggior numero di mq installati, con 5.203 mq, seguito dal Comune di Trento con 4.928 mq e dal Comune di Senigallia con 4.000 mq.
Sono 408 i Comuni che utilizzano pannelli solari termici per le esigenze delle proprie strutture (uffici, scuole, biblioteche, ecc.), 118 in più rispetto al 2009.
Molto diffuso nell’ambito delle strutture ricettive, il termico vede la sua importante applicazione nel complesso alberghiero Antares Olimpo-Le Terrazze, situato nel Comune di Letojanni (ME) in cui è stato realizzato un impianto solare termico da 140 pannelli ed un accumulatore da 6 serbatoi da 2.000 litri ognuno. Il rendimento del sistema consente una riduzione di emissioni di CO2 pari a 122 tonnellate annue, garantendo il 64% del fabbisogno di acqua calda sanitaria dell’albergo.
In questa direzione di crescita e sviluppo, accanto alle politiche nazionali, un ruolo fondamentale potrebbe essere svolto dai Regolamenti Edilizi che rendono obbligatoria l’installazione del solare termico nei nuovi interventi e nelle ristrutturazioni edilizie. Questo tipo di obbligo, in teoria introdotto a livello nazionale, ma praticamente non assolto in mancanza dei decreti attuativi, si sta estendendo progressivamente a un numero sempre maggiore di Comuni attraverso disposizioni obbligatorie nei Regolamenti Edilizi e di Regione.
I COMUNI DELL’EOLICO
I Comuni dell’Eolico sono 297 per una potenza installata pari a 5.148 MW, (1.287 MW in più rispetto al 2009), che soddisfa il fabbisogno elettrico di oltre 4 milioni 100mila famiglie, evitando di immettere in atmosfera circa 4,7 milioni di tonnellate di CO2. Le installazioni degli impianti, per anni concentrate soprattutto nell’Appennino meridionale tra Puglia, Campania e Basilicata, e in Sicilia e Sardegna, vedono attualmente la loro diffusione anche in alcune aree del Centro-Nord.
I Comuni con il più alto numero di MW installati sono tutti pugliesi, difatti la classifica è dominata dal Comune di Troia (FG), con i suoi 171,9 MW. In totale, sono 192 i Comuni “autosufficienti” dal punto di vista elettrico, si tratta sia di piccole che di più grandi realtà come Mazara del Vallo (TP), Lecce e Agrigento.
Secondo l’Anev (Associazione Nazionale Energia del Vento) il potenziale installabile al 2020 nel nostro Paese è 16.200 MW; il raggiungimento di tale obiettivo porterebbe con sé risultati importanti, coprendo non solo il fabbisogno di energia elettrica di circa 12 milioni di famiglie, ma anche migliorando la qualità dell’aria attraverso un risparmio di 23,4 milioni di tonnellate di CO2.
I COMUNI DEL MINI IDROELETTRICO
I Comuni del Mini Idroelettrico (impianti fino a 3 MW) sono 799, in grado di produrre ogni anno oltre 2.860 GWh, pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1 milione e 100mila famiglie. Dal 2006 si è passati dai 17,5 MW ai 715 censiti nel 2010. I Comuni dotati di impianti sono localizzati soprattutto lungo l’arco alpino e l’Appennino centrale; quello con il più alto numero di MW installati è Falcade (BL) con 3 piccoli impianti.
Le Regioni italiane con il maggior numero di impianti di grande taglia sono Piemonte con 486, Trentino Alto Adige con 380 e Lombardia con 341.
GEOTERMIA
I Comuni della Geotermia sono 181, grazie a questi impianti vengono prodotti ogni anno circa 6.600 GWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di più di 2milioni 640mila famiglie. Le principali regioni italiane in cui è sfruttabile l’energia geotermica ad alta entalpia (superiore ai 150°) sono la Toscana, il Lazio e la Sardegna, mentre potenzialità interessanti sono in Sicilia e in alcune zone del Veneto, dell’Emilia Romagna, della Campania e della Lombardia.
I Comuni più interessati dalla geotermia a bassa entalpia (inferiore ai 150°), sono invece quelli del Centro-Nord. Dal 2006 la diffusione di questi impianti è stata impressionante, si è passati dai 5 Comuni toscani in cui la geotermia ad alta entalpia era una realtà già dai primi anni del ‘900 ai 181 impianti censiti alla fine del 2009. La geotermia a bassa entalpia può essere adoperata sia per usi residenziali che per attività agricole, artigianali ed industriali che necessitano di energia termica nel processo produttivo; il suo sviluppo è possibile in ogni Regione e rappresenta una significativa opportunità per cittadini e piccole medie imprese in quanto permette, integrata con impianti efficienti, di produrre energia termica per riscaldare l’acqua sanitaria e gli ambienti, ma anche energia frigorifera per raffrescare.
Nell’ambito della geotermia a bassa entalpia, un esempio di autonomia energetica è l’agriturismo biologico “Il Marrubio” nel Comune di Vetralla (Vt) diventato, grazie alle rinnovabili, autossuficiente dal punto di vista energetico. Questo risultato è stato possibile grazie all’integrazione della produzione termica ed elettrica di varie tecnologie. Il calore prodotto permette di riscaldare 10 stanze degli ospiti e la piscina, l’impianto fotovoltaico da 20 KW, invece, produce l’energia elettrica necessaria a coprire tutti i consumi dell’agriturismo; sono al momento in fase di autorizzazione un piccolo impianto idroelettrico ed uno eolico.
Un altro esempio è quello realizzato al Miramonti Park Hotel di Bormo (So), dove un impianto geotermico e 60 mq di pannelli solari termici sono in grado di produrre 234 KWht annui di energia termica e di coprire il 28% del fabbisogno di acqua calda sanitaria del complesso.
BIOMASSA
Sono 519 i Comuni italiani in cui sono localizzate centrali a biomassa, mentre sono 359 quelli con centrali a biogas. Grazie a questi impianti si producono 7.161 GWh l’anno pari al fabbisogno elettrico di oltre 2 milioni 860mila famiglie. Per le biomasse la concentrazione degli impianti si ha soprattutto al Centro Nord e nelle aree interne, mentre al Sud sono localizzati nelle aree costiere e vicino ai porti proprio perché utilizzano spesso biomasse provenienti dall’estero. Gli impianti a biogas, al contrario, sono distribuiti in modo abbastanza uniforme.
Sono 6 i Comuni che teoricamente possiamo definire “100 % rinnovabili” sia da un punto di vista elettrico che termico grazie al biogas: Costa de Nobili (PV) e 5 Comuni della Provincia di Alessandria. Le centrali a biomassa e biogas mostrano con maggiore evidenza quanto lo sviluppo delle rinnovabili stia cambiando lo scenario, considerato che oggi in questi impianti si produce energia elettrica e termica senza quelle oscillazioni nella produzione, principale problema del solare e dell’eolico. Oltre ai vantaggi ambientali, l’introduzione delle bioenergie nel sistema energetico italiano porta con sè anche notevoli vantaggi dal punto di vista socio–economico: dallo sviluppo di applicazioni sempre più efficienti alla creazione di nuove attività e figure professionali.
TELERISCALDAMENTO DA BIOMASSE
Quest’anno il rapporto ha anche fotografato la situazione e l’evoluzione degli impianti di teleriscaldamento; i vantaggi di questa tecnologia sono molteplici e vanno dal maggior grado di efficienza rispetto ai sistemi domestici, alla riduzione dei gas di scarico inquinanti. Il teleriscaldamento contribuisce al riscaldamento e alla produzione di acqua calda per usi sanitari e può coinvolgere ogni tipo di struttura. Le centrali possono essere alimentate con diversi combustibili, dalle biomasse “rinnovabili” alla geotermia, dagli impianti fossili tradizionali ai rifiuti.
Perché un impianto si possa definire totalmente rispettoso dell’ ambiente deve avere 3 caratteristiche principali: il combustibile deve essere vera biomassa in modo da garantire un bilancio di anidride carbonica nullo, deve avere provenienza locale e deve essere di tipo cogenerativo, in modo da non disperdere il calore prodotto nell’ambiente. Il massimo dell’efficienza degli impianti a biomassa è data dalla possibilità di produrre anche energia frigorifera, in grado di poter raffrescare gli ambienti nelle stagioni calde.
Gli impianti in Italia sono 355, di questi, 286 sono rinnovabili in quanto alimentati a biomassa (ossia materiali di origine organica animale o vegetale), i restanti 69 utilizzano fonti diverse come rifiuti, gas, metano, gasolio. In 22 Comuni la produzione termica degli impianti supera il fabbisogno delle famiglie, e di questi più della metà appartiene alla provincia di Bolzano.