Il turismo sostenibile: da idea eticamente corretta a pratica necessaria per lo sviluppo economico
Lunedì, 22 Marzo 2010 - 14:05
di Azzurra Pici
Spesso si pensa al mero aspetto solidale del turismo responsabile, ma questo concetto rappresenta ormai molto di più: si tratta di un’opportunità di investimento basato sull’innovazione e sullo sviluppo locale nato da una visione lungimirante che fa della diversità il punto di forza da cui partire per il benessere di tutte le comunità.
Una prima, completa definizione di turismo sostenibile è stata fatta nel lontano 1988 dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT), che affermava che “Le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente (naturale, sociale ed artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche”.
Tale concetto si rifaceva alla definizione più generica data dalla World Commission on Environment and Development (WCED) l’anno prima, in occasione del Rapporto Brundtland, che sosteneva che ”Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri”. Già più di vent’anni fa, quindi, si condivideva il bisogno di un turismo più responsabile ed equo, basato sul rispetto dei luoghi da visitare e delle popolazioni lì presenti, sul rispetto della biodiversità e dell’integrità culturale altrui.
Ma cos’è cambiato dagli anni di quelle definizioni e buoni propositi? Siamo nel 2010 e sembra che l’elezione di Barack Obama abbia dato un’energica sferzata nella direzione di un’economia locale e globale più sostenibile. Lo stretto legame tra economia ed infrastrutture – collegate a loro volta al concetto di innovazione tecnologica, oggi non più in netto contrasto con i termini “ambiente”, “ecologia” e “habitat” – spinge ad esempio a porre maggiore attenzione al tema dei trasporti, concretizzata negli Usa dal nuovo programma di mobilità sostenibile, contenente al suo interno un grande progetto di miglioramento della rete ferroviaria americana.
Il turismo è strettamente legato al tema dei trasporti, poiché fare turismo implica necessariamente il concetto di “spostamento” e di “viaggio”, sia di breve che di lunga entità. Ed è questo il punto nevralgico da cui parte l’idea di turismo sostenibile. Già nel 1996 l’OMT, il World Tourism & Travel Council (WTTC) ed il Consiglio della Terra insieme applicano le direttive del Programma delle Nazioni Unite Agenda 21 anche ai progetti sul turismo, con il documento “Agenda 21 per l'industria del turismo: verso uno sviluppo sostenibile”, in cui si dice che “Il turismo sostenibile è un turismo, con associate infrastrutture che, ora e nel futuro, opera entro le capacità naturali per la rigenerazione e la produttività futura delle risorse naturali”.
Oltre che sulla necessità di una mobilità sostenibile e di una tollerabilità a lungo termine dal punto di vista ecologico, il turismo sostenibile si basa - come sostiene il WWF - sul “far coincidere, nel breve e nel lungo periodo, le aspettative dei residenti con quelle dei turisti senza diminuire il livello qualitativo dell’esperienza turistica”. In poche parole, per essere compatibile con lo sviluppo sostenibile, il turismo dovrebbe basarsi sulla diversità delle opportunità offerte dalle economie locali, essere completamente integrato con lo sviluppo economico locale e contribuire positivamente allo stesso, migliorando la qualità della vita degli autoctoni e producendo interrelazioni positive che rafforzino le identità socio-culturali in gioco.
Le caratteristiche finora descritte relative al turismo sostenibile – tollerabilità ambientale ed equità economica e sociale, non esulano dal concetto di sviluppo locale, ma anzi lo incentivano e rafforzano. Ad esempio, in Italia, prima con la Legge Quadro per il turismo (legge n. 135 del 29 marzo 2001) - emanata dal Governo Nazionale - che disciplina il turismo su base locale, e poi con la prima Legge Regionale, quella siciliana (legge n. 10 del 15 settembre 2005), che introduce il concetto di “distretto turistico”, si è data una svolta marcatamente imprenditoriale ad un’idea di turismo che spesso è associata ad un ambito meramente solidale.
L’offerta turistica deve così essere il risultato naturale dell’armoniosa compartecipazione delle risorse locali (come il patrimonio architettonico e paesaggistico, le feste tradizionali, la gastronomia, ecc.), dell’apertura al territorio e alle sue diversità ed infine di un lungimirante progetto economico basato sulla vitalità nel tempo degli investimenti e sul benessere della comunità locale. Con i Distretti Turistici si apre inoltre la possibilità di affrontare il turismo in una logica di Marketing Territoriale che fronteggi meglio le esigenze di trasversalità di una domanda turistica sempre più esigente.
Il Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica (CISET), tramite una sua indagine, sottolinea l’attenzione da parte del turista non solo nei confronti di nuove destinazioni e nuovi prodotti turistici ma anche verso una qualità dei consumi più attenta ai contenuti ed ai significati. Tale ricerca indica come l’attenzione verso le esperienze autentiche, figlie dello sviluppo sostenibile, caratterizzi ormai una fetta sempre più consistente della domanda turistica: i nuovi turisti cercano emozioni ed esperienze più vere, più a contatto con i paesaggi, la cultura e la gente delle mete visitate. Per questo motivo la formula Bed & Breakfast è attualmente in forte crescita, adottata da quei turisti che vogliono vedere i luoghi visitati con gli occhi di chi li abita.
Per quanto riguarda il riconoscimento dell’etichetta “turismo sostenibile”, l’Unione Europea, tramite l’Associazione VISIT (Iniziative Volontarie per la Sostenibilità nel Turismo), si pone l’obiettivo della collaborazione tra marchi turistici in Europa poiché essa porta importanti vantaggi per i marchi, per le imprese contrassegnate e per uno sviluppo sostenibile nel turismo europeo.
Ancora, Rainforest Alliance sta coordinando lo sviluppo di un ente globale di accreditamento per programmi di certificazione nel turismo sostenibile che possa rafforzare i programmi di certificazione esistenti e che incoraggi:
1. “La creazione di reti regionali per promuovere il dialogo tra le associazioni di categoria, come punti di riferimento per informazioni e assistenza tecnica relativa al processo di certificazione;
2. Aumento delle attività di marketing e formazione per i programmi partecipanti;
3. Supporto ai programmi partner della rete per migliorarne l’affidabilità e quindi la fiducia dei consumatori nella certificazione sostenibile controllata da terzi”.
L’idea antica di un turismo sostenibile sta insomma iniziando a concretizzarsi ma siamo ancora lontani dalla sua totale attuazione: c’è bisogno dell’accettazione a livello prima locale e poi globale di indicatori condivisi che segnalino il livello di sostenibilità di ogni iniziativa. D’altra parte il mercato non aspetta e, a giudicare dal notevole interesse da parte dei nuovi turisti nei confronti dei contenuti e dei significati, pare che esso, a volte, possa non essere spietato.