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I borghi italiani: indagine sulla percezione di una grande risorsa turistica
  Lunedì, 22 Marzo 2010 - 13:55  
 
di Luca Zanelli

Sono considerati una ricchezza dell'Italia. Un patrimonio trascurato nei decenni, che giace nell'incuria e abbandonato dai giovani. I borghi. Riscoperti spesso dagli stranieri, che se ne innamorano. Ristrutturano le vecchie abitazioni, trasformandole in alberghi diffusi. I borghi. Oggi possibile punto di partenza per un nuovo turismo. Slow, eco friendly, sostenibile.
 

Quali sono gli elementi d'identità dei nostri borghi? Come ci si arriva, cosa si cerca e cosa si fa?

E' quello che si chiede una ricerca qualitativa sui visitatori attuali e potenziali (realizzata da Doxa, Mercury e Borghi autentici d'Italia)* dei borghi, per raccogliere informazioni sulle motivazioni di una visita e di un soggiorno.
In Italia i comuni con meno di 5.000 abitanti sono circa il 72% del totale e raccolgono il 30% dell'offerta ricettiva. Per valorizzarsi e promuoversi molti di questi scelgono di mettersi in rete ( I borghi più belli d'Italia, Borghi autentici...) o si trasformano attraverso forme di ospitalità come l'albergo diffuso. Un ruolo da non sottovalutare, quindi.

Ma che s'intende per borgo poi? La definizione non è infatti univoca.

Può essere infatti un borgo di piccole dimensioni: una struttura urbanistica ben definita, mura e strade storiche, un centro individuato dalla piazza, da un castello o da una chiesa, sempre lontano dai grandi centri urbani. Ma anche una città borgo. Gubbio per esempio: le caratteristiche del borgo unite a una certa fama che la rendono molto conosciuta e quindi frequentata dal turismo di massa.

O ancora il centro vecchio di un paese che si è via via allargato, come Gallipoli. È una definizione usata soprattutto nel centro sud dove ai nuclei originari delle città medio piccole si sono affiancate nel tempo le nuove costruzioni.

Al di là della definizione urbanistica di borgo alcuni elementi d'identità comuni aiutano a comprenderne meglio il significato.

Il borgo italiano è percepito come un luogo poco conosciuto (da trovare e da scoprire) in una dimensione legata al passato, con un elemento di attrazione (un castello, una chiesa ma anche un particolare tipo di edificio, si pensi per es. al trullo, al nuraghe) e immerso in una natura tipica della zona.

Insieme a queste caratteristiche fisiche il borgo (sempre secondo lo studio citato) deve possedere una serie di “doti” relazionali/emozionali. Borgo quindi vuol dire autenticità (artigianato locale, costumi), genuinità (patrimonio enogastonomico autoctono, cibo tradizionale, sapori veri da ri-scoprire), tradizioni (il folklore ormai perso nelle grandi città). Tutto quello insomma che si può riassumere nelle capacità relazionali autentiche delle comunità che abitano i borghi e nei tempi di vita più lenti e meno frenetici.

È la ricerca di queste sensazioni a muovere i turisti verso i borghi italiani.

Infatti lo studio indica le principali motivazioni alla base di una scelta di questo tipo:
1) scoperta di posti nuovi o poco conosciuti
2) tranquillità e serenità dei luoghi
3) genuinità del cibo
4) convivialità e socievolezza degli abitanti del posto
5) appagamento dei sensi.

E molto spesso è un evento locale (quasi sempre una piccola fiera dell'artigianato e/o dell'enogastronomia) a fungere da catalizzatore per la scelta della meta.

La visita ai borghi è infatti abbastanza decodificata: quasi sempre si tratta di un fine settimana/vacanza breve in luoghi la cui distanza non supera le 2-3 ore di viaggio, molto spesso non pianificato, alla ricerca della “sorpresa” e dell’inaspettato.

Considerato quindi il carattere casuale nella scelta del borgo la ricerca sottolinea l'importanza della comunicazione, riscontrando la mancanza di punti di riferimento chiari e univoci: siti web generali e istituzionali, riviste, guide specialistiche, un labirinto di informazioni che spesso disorienta.

E allora come valorizzare di più i borghi a livello turistico? Il rapporto evidenzia alcune proposte e raccomandazioni che andrebbero sicuramente accolte.

Lavorare per la creazione di percorsi/itinerari specifici (coordinati a livello provinciale/regionale) all'interno dei quali valorizzare la specificità dei singoli luoghi, anche collegandoli a iniziative locali enogastronomiche ed artigianali: per esempio la via degli dei (da Sasso Marconi a Firenze), le vie attraverso i possedimenti di Canossa, il percorso della foce del Po.

Mapparli e metterli in rete creando così un'identità precisa, un marchio riconoscibile che ne racconti l'identità distintiva poggiando sul lavoro degli operatori locali, degli uffici turistici, delle pro loco e delle associazioni imprenditoriali/artigianali/culturali. Insomma sulle voci del territorio. Come dimostra l'ottimo caso dei Borghi più belli d'Italia (di cui GH Net ha già parlato) e dei Borghi autentici d'Italia.

Servono, dice la ricerca, materiali informativi anche tradizionali: leaflets specifici, cartoline, cartelli e indicazioni, che raccontino e trasferiscano emozioni.

Se la vera ricchezza è quella diffusa un po' tutti devono diventare “cercatori”. Per cercare, oltre alla curiosità, servono le mappe. Si costruiscano allora, le mappe. Di persone, territori, tradizioni, sapori, storia, costumi... E ognuno avrà il suo borgo da scoprire.

*  L'indagine è stata effettuata attraverso 9 colloqui di gruppo (giovani dai 18 ai 35 anni, adulti dai 36 ai 55 e maturi dai 56 ai 70) di persone di Torino, Milano, Padova, Bologna, Roma, Napoli e Bari 

 


 

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