Il turismo inglese in crescita nel 2009, grazie al marketing. Mentre gli investimenti pubblici nella ricerca sostengono l’ottimismo del settore
Venerdì, 19 Febbraio 2010 - 16:31
di Guido Gambassi
VisitEngland dichiara che le imprese turistiche inglesi hanno avuto risultati positivi nel 2009, e nonostante il clima di incertezza e le prenotazioni a rilento si dichiarano ottimiste per il 2010. La conoscenza del mercato e delle sue tendenze gioca un ruolo decisivo in questa partita, e VisitEngland sta investendo con lungimiranza su conoscenza e pianificazione strategica. Come sarebbe urgente fare anche in Italia…
VisitEngland, l’ente di promozione turistica inglese, ha diffuso i dati sul 2009 raccolti dal Business Confidence Monitor, la ricerca annuale che analizza a livello nazionale le performance e le aspettative degli operatori turistici.
I risultati sono positvi: il 42% delle imprese ha riportato un livello diattività pari a quello del 2008, mentre il 44% delle strutture rileva un aumento nel numero degli ospiti.
Particolarmente buoni i risultati delle sistemazioni prive di servizio: il 65% dei campeggi e aree camper e il 47% delle strutture self-catering hanno visto un aumento nel numero dei visitatori nel 2009.
James Berresford, direttore generale di VisitEngland, dichiara che l’ente di promozione “fornisce già all’industria turistica analisi e ricerche sul settore. Tuttavia, speriamo che i risultati di un nuovo studio ricorrente come il Business Confidence Monitor possa aiutare le imprese a comprendere meglio gli impatti sul turismo dei rapidi cambiamenti economici che stiamo vivendo, e quindi prepararsi al meglio per affrontare questi cambiamenti.”
“È interessante notare – prosegue Berresford – che oltre il 20% delle imprese che ha dichiarato un aumento nel numero di ospiti sostengono di aver lavorato di più, nel 2009, grazie agli investimenti di marketing che hanno effettuato. A marzo lanceremo il primo piano strategico per il turismo inglese nei prossimi dieci anni. Lavorando insieme, unendo le risorse e le capacità, credo che potremo guidare la crescita del turismo in Inghilterra, sviluppare il settore, e supportare i nostri partner per l’anno a venire.”
I risultati di questo approccio forse sono già tangibili nei dati presentati nella ricerca: le prenotazioni ricevute per Pasqua e per i mesi primaverili non sono particolarmente buone, il 16% degli operatori dichiara un aumento, il 42% ha invece un tasso di prenotazioni inferiore alla media degli ultimi anni. Ciononostante, gli operatori inglesi sono “abbastanza ottimsiti” (56%) o addirittura “molto ottimisti” (24%) circa l’andamento della stagione primaverile. Perché? Semplicemente, hanno ben compreso che il trend di prenotazione last-minute, che si è affermato nell’ultimo anno, è destinato a proseguire nel 2010, se non a divenire la norma per il futuro, e che quindi non c’è motivo di pensare al tracollo.
Difficile, a questo punto, evitare un raffronto con la nostra realtà. Risultati simili, specialmente nella percezione degli operatori turistici, appaiono impensabili in Italia. Ma soprattutto sembrano ancora lontanissime, nonostante i proclami e le dichirazioni, delle politiche in grado di sostenere davvero il settore turistico, con investimenti mirati nel campo della ricerca e della conoscenza, e della pianificiazione strategica. Detto in altri termini, per coloro che pensano il turismo solo in termini di ranking e classifiche mondiali, fra qualche anno gli arrivi di turisti internazionali nel Regno Unito potrebbero superare quelli dell’Italia: se accadesse, sarebbe utile che ci ricordassimo perché.