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Economia / Imprese e mercato
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Controlli di sicurezza antiterrorismo negli aeroporti. Danno o opportunità per il turismo?
  Venerdì, 14 Marzo 2008 - 17:02  
 
di Enrico Neri

In Gran Bretagna entra in vigore il progetto E-Borders. Una strategia voluta dal premier Gordon Brown per contrastare il terrorismo che prevede controlli serrati su tutti i viaggiatori che in futuro partiranno per la Gran Bretagna. Sarà un ostacolo al turismo oppure, dando ai viaggiatori un’idea di sicurezza e di maggiore controllo, darà un’ulteriore spinta?

 

Era il 14 giugno del 1985 quando i primi ministri di Belgio, Lussemburgo, Francia, Germania e Paesi Bassi si incontrarono a Schenghen, una piccola cittadina lussemburghese a nord di Metz.
Forse loro ancora non sapevano, ma quel 14 giugno sarebbe stato un giorno molto importante per la futura storia europea. Nei mesi precedenti si era cercato di trovare un accordo in sede CEE, ma sfumato questo obiettivo, questi cinque paesi avevano deciso di intraprendere lo stesso un accordo tra loro. L’obiettivo era semplice: abolire i controlli alle frontiere interne tra gli stati firmatari, rafforzare i controlli alle frontiere esterne e ottenere un maggiore coordinamento tra le polizie dei vari stati con l’ausilio dell’integrazione delle banche dati delle forze di polizia dei diversi stati, il Sistema di Informazione Schenghen, noto anche come SIS.

Oggi sono 28 i paesi che hanno aderito agli accordi di Schenghen (l’Italia ha aderito il 27 Novembre del 1990) e che fanno quindi parte dell’area Schenghen, l’area di libera circolazione dei cittadini europei all’interno dei confini del continente europeo. Schenghen, quindi, è molto più di un cittadina sperduta nella campagna lussemburghese, ed è molto più di un semplice accordo, vecchio più di vent’anni. Insieme all’introduzione della moneta unica, rappresenta infatti uno dei pilastri fondanti dell’Europa unita e testimonia la volontà degli stati europei a collaborare per migliorare la sicurezza entro i propri confini senza tuttavia porre limiti alla libertà di movimento che rappresenta nel bene e nel male la base dell’attuale economia globalizzata, e non da ultimo, del moderno turismo di massa. Se, infatti, senza la libera circolazione di merci e persone un’economia globalizzata farebbe fatica a svilupparsi, il turismo, così come lo conosciamo oggi, non avrebbe proprio potuto nascere.

Ora, che la Gran Bratagna rappresenti da sempre un paese per così dire a “statuto speciale” all’interno dell’Unione Europea è fatto noto. Che inoltre non abbia mai aderito al trattato di Schenghen, non è certo una novità. Non è una notizia nemmeno che gli accordi di Schenghen siano stati da più lati criticati e discussi e che non appena la paura del terrorismo ha portato la sua ombra lunga anche sul vecchio continente, alcuni stati siano subito corsi al riparo sospendendo temporaneamente la validità del trattato. La notizia, datata Novembre 2007, è invece che il premier inglese Gordon Brown, ha annunciato una nuova strategia contro gli attacchi terroristici che ha tanto il sapore di quelle adottate negli Stati Uniti. A partire dalla metà del 2009, infatti, e ad ogni modo entro il 2014, tutti i visitatori di Piccadilly Circus, delle bianche scogliere di Dover e in generale del suolo di sua maestà, dovranno essere schedati e controllati. L’iniziativa rientra nel progetto E-Borders e consiste in un questionario di 53 domande che dovrà essere obbligatoriamente compilato da chi acquisterà un biglietto aereo per la Gran Bretagna. Le informazioni, come ad esempio il numero di targa dell’automobile, l’indirizzo e-mail, i dettagli del proprio soggiorno inglese, saranno inviate agli organi di sicurezza almeno un giorno prima della partenza per effettuare i controlli ed eventualmente bloccare le partenze. L’obiettivo è stilare una lista dei non desiderati in modo che le autorità siano avvisate per tempo dell’arrivo dei possibili criminali. Il progetto E-Borders inoltre prevede la rilevazione delle impronte digitali di tutti i passeggeri che arrivano sul suolo britannico e l’obbligo da parte di tutte le compagnie aeree di trasmettere alle autorità il maggior numero di informazioni possibili sui propri passeggeri in modo da permettere analisi incrociate sugli spostamenti delle persone. L’obiettivo? “Rendere sempre più difficile agli individui nascondere la propria identità” come si legge in una nota dell’Home Office d’oltre manica. Queste nuove misure anti-terrorismo si vanno a sommare poi alle direttive dell’Unione Europea di fine 2006 che hanno inasprito i controlli di sicurezza sui voli e che spesso hanno causato ritardi, caos e confusione negli aeroporti di mezza Europa (ad esempio il famoso divieto di portare a bordo degli aerei i liquidi).

Ora, senza cadere per forza nella retorica da Grande Fratello e accendere una sterile critica alla tutela della privacy e della libertà di movimento, l’occhio cade sulla parzialità  delle misure prese e sul forte sospetto riguardo la loro efficacia. Tutti noi abbiamo dovuto sopportare lunghe file a causa dei nuovi controlli negli aeroporti negli ultimi 2 anni, ma rimane vivo il sospetto che, per dirottare un aereo, piuttosto che portare un’arma nel bagaglio a mano sia più efficace corrompere gli addetti al caricamento bagagli, spesso extra comunitari sottopagati che fanno una vita al limite della sopravvivenza. Rimane poi aperto il quesito riguardo a tutti gli altri mezzi di trasporto e luoghi di agglomerazione di massa. Perché nei traghetti non viene effettuato nessun controllo quando sarebbe uno scherzo da bambini caricare un’automobile carica di esplosivo. E nei treni, autobus, metropolitane?

Ma oltre a questo aspetto quello che è interessante indagare è la possibile incidenza che provvedimenti di questo tipo possano avere sul turismo. Il piano inglese costerà quasi 2 miliardi di euro nei prossimi dieci anni e avrà come rischio concreto una diminuzione dell’attrattività turistica dell’isola. Secondo un rapporto dell’organizzazione mondiale del turismo (UNWTO) del Novembre 2007, i risultati del 2007 dimostrano che ad oggi problemi come la crisi dei mercati finanziari (o quantomeno i problemi e timori), la folle corsa del greggio, la tassazione dei voli aerei in aumento e i controlli sempre più stretti negli aeroporti non hanno inciso negativamente sul trend positivo del turismo, ma questo potrebbe tranquillamente succedere in un breve futuro. Questo potrebbe incidere sia sul risultato complessivo del comparto turistico in termini di una diminuzione totale degli spostamenti, sia su una ridistribuzione del mercato a vantaggio di mete turistiche percepite più tranquille sul piano della sicurezza. Il progetto E-Border quindi, appare volto a dare una risposta forte sul piano psicologico dei viaggiatori piuttosto che (o quantomeno non soltanto) sul piano concreto. Il borsino turistico, allo stesso modo di quello dei mercati finanziari, si basa in larga misura sulla fiducia e sulla percezione di sicurezza. Nelle situazioni di paura, molte persone preferiscono rinunciare a parte della propria libertà in cambio di una percezione di sicurezza che permetta di viaggiare senza tensione psicologica.

La Gran Bretagna ha subito varie volte attacchi e minacce terroristiche e questo sicuramente può incidere come disincentivo turistico a visitare il paese. Un progetto con E-Borders potrebbe quindi dimostrarsi un insuccesso per i fastidi e i ritardi che inevitabilmente provocherà ai viaggiatori, ma potrebbe al contrario dimostrarsi vincente qualora riuscisse a dare l’idea al turista che la sua incolumità é controllata in modo sofisticato e approfondito con questi controlli. È ancora presto per vedere i risultati e capire quale di questi due possibili scenari prenderà corpo, ma sarà interessante tenere monitorato il trend dei voli per e dalla Gran Bretagna.


 


 

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