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Il mio equilibrio, instabile e stabilissimo
  Venerdì, 07 Marzo 2008 - 10:32  
 
di Peppe Zullo

Realtà e sogno, ambizione e semplicità, professionalità e contagioso entusiasmo. Questo l’inizio della riflessione sull’equilibrio che Peppe Zullo ci propone. Tra i migliori cuochi delle Puglie, Peppe Zullo ha realizzato, in una splendida villa ottocentesca divisa per settori ben precisi,  la casa albergo, la sala ricevimenti, il ristorante, le cantine ed un polivalente laboratorio di educazione al gusto.  

 

L’equilibrio è una continua ricerca, da sempre, che accompagnerà per sempre il viaggio di ogni vita, il viaggio in ogni vita. Una ricerca prima di tutto interiore, legata all’esperienza personale, alle tracce che caratterizzano il nostro percorso ed in qualche modo lo indirizzano, lo segnano; legata alla curiosità, alla ricerca, alla voglia, alla possibilità concreta o semplicemente al sogno di nuovi incontri. E una ricerca al tempo stesso proiettata verso l’esterno, aperta ai tanti possibili mondi che non ce la fanno ad esprimere un unico mondo. Mondi che sono là, a portata di mano, ma bisogna scendere in profondità per cercarli, trovarli, ammirarli, viverli nelle loro molteplici e variegate sfumature cogliendone i dettagli, le impercettibili differenze che pure ci sono, le contraddizioni che ti spingono a continue riflessioni, a domande che non regalano né risposte né certezze, ma alimentano un vorticoso circuito di nuovi dubbi, essenziali però per crescere e cambiare rimanendo sempre e comunque se stessi. Attraverso l’equilibrio tra ragione e sentimento, impossibile o possibile chissà, pura ambizione o pura praticità; la realtà come traguardo da raggiungere, mantenere, consolidare o superare di slancio; la voglia di provare intensamente emozioni e situazioni spiazzanti costretta a confrontarsi e scontrarsi con la paura della delusione, con certezze rassicuranti e non scontate. Un filo sottile ad attraversare e dividere due frontiere, due anime, due visioni anche loro costrette a diventare e rimanere un’unica dimensione. Attraverso l’equilibrio tra gusto, il senso che preferiamo, necessità prima ancora che piacere, e lussuria, piacere portato all’estremo, eccesso piacevolissimo che non riusciamo a percepire come peccato anche se peccato lo è eccome per la distorsione che produce, per la mancata capacità di inquadrare e mettere a fuoco elementi già di per sé tesori, resi ancor più preziosi dalla loro semplicità. Attraverso l’equilibrio tra la voglia di scappare via e voglia di rimanere, che soltanto chi nasce nel sud del mondo, qualunque sud, può capire veramente. Rimanere perché le radici sono dentro te e nessuno può sradicarle, rimanere perché te lo impone il cuore e te lo impone anche la ragione, per le potenzialità innegabili che hai intorno a te, non solo dentro te. Ma scappare via perché i problemi e gli ostacoli – spesso incomprensibili – possono rendere campi minati anche terreni soleggiati; perché le energie vengono spese male, così come le risorse: e realtà dove invece tutto funziona sono là a tentarti ed attirarti, e resistere non è semplice, soprattutto quando ci sono in gioco esistenze, capitali, prospettive.
Ed ancora, attraverso l’equilibrio tra terra e cielo, pioggia e fuoco, erba e sabbia: la natura nelle sue meraviglie e nei suoi capricci, nelle sue ricchezze e nei suoi incubi – impossibile dimenticare l’estate 2007 sul Gargano -, nei suoi colori, nelle sue certezze e nelle sue asperità. L’equilibrio tra avanguardia e tradizione: quello più importante per chi opera nella gastronomia, per chi cerca di trasformare in lavoro la più bella delle passioni. Avanguardia nella tecnologia, nelle possibilità di apertura a mercati fino ad oggi impensabili, nella commercializzazione e nella produzione, ma al tempo stesso consapevole rispetto della tradizione, della genuinità, della bontà, degli anni  e dei secoli alle nostre spalle, valore aggiunto e non peso. L’equilibrio tra il mistero e la certezza, la voglia e l’incapacità di accontentarsi. Tra colori tenui e colori accecanti, il Preappennino nelle varie ore del giorno e nel corso delle stagioni, i colori degli angoli di mondo dove ti porta il viaggio e la curiosità. Tra odori che ti appartengono ed odori sempre nuovi. Tra sapori che rassicurano e sapori che spiazzano: la sfida quotidiana, la capacità di distinguersi senza esagerare, attenzione e passione che rendono diversa ed importante ogni nuova giornata, la professionalità sposa radiosa del coraggio e della ricerca.
L’equilibrio vissuto come un confine che si sposta continuamente senza guardie alla sbarra a chiedere documenti e spiegazioni: niente di determinato, soltanto silenzio, concentrazione, entusiasmo e voglia di continuare, giorno dopo giorno ed attimo dopo attimo. L’equilibrio è l’emozione della semplicità, il piacere della stanchezza che chiude una lunga giornata, il piacere di una carezza non annunciata, il suono della natura che ti entra nell’anima e non va più via, il mattino che si sveglia e riempie lentamente ma inesorabilmente di calore il giorno, la luce della luna che illumina il tuo angolo di mondo e tu non vorresti essere da nessun’altra parte, soltanto rimanere là ad ammirare lo spettacolo delle stelle che cadono nel giardino coltivato dai tuoi sogni. L’equilibrio per me è allora sorpresa, è superare quel confine per scoprire ogni volta un nuovo orizzonte, e poi un altro orizzonte ancora. Rimanendo se stessi, la stessa curiosità, lo stesso sorriso, lo stesso coraggio, le stesse voglie, le stesse paure, le stesse passioni, le stesse suggestioni. L’equilibrio è una strada tortuosa che si affaccia su una collina, la mia collina. Una collina che produce copiosa ed intrigante prodotti che sono lo specchio riflesso della mia anima.



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